I “regali d'addio” dell'ex direttrice del carcere Maria Carmela Longo a Peppe Scopelliti

Poco prima di essere trasferita a Roma alla guida della sezione femminile di Rebibbia, Maria Carmela Longo avrebbe brigato affinché l'ex sindaco e governatore detenuto ad Arghillà fosse ammesso al lavoro esterno

di Alessia Candito
26 agosto 2020
14:39
Maria Carmela Longo e Peppe Scopelliti
Maria Carmela Longo e Peppe Scopelliti

C’è anche l’ex governatore e l’ex sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, fra i detenuti a cui l’ex direttrice del carcere di Reggio Calabria, Maria Carmela Longo, ha riservato trattamenti di favore e occhi di riguardo. È anche se non soprattutto a lei, finita ieri ai domiciliari per concorso esterno, che il politico, condannato definitivamente a 4 anni e 7 mesi per aver taroccato il bilancio del Comune di Reggio Calabria, deve l’ammissione al lavoro fuori dal carcere.

I regali della Longo e i contatti con l'entourage

Un “regalo” che «in prima persona e tempestivamente» la Longo ha voluto fare a Scopelliti, poco prima del suo trasferimento a Roma alla guida della sezione femminile di Rebibbia. «Sono quelle cose che sto facendo di corsa perché forse sono trasferita» confida al fratello dell’ex governatore, Tino, che con lei in quel periodo ha comunicazioni costanti e concorda ogni mossa necessaria.
Non è l’unico della partita. L’ex direttrice del carcere – emerge dalle carte – in quel periodo chiacchiera spesso anche con Giuseppe Agliano, fedelissimo della prima ora di Giuseppe Scopelliti, che non solo viene pedissequamente informato dell’esito delle pratiche, ma di ogni passo della Longo. Così come la moglie di Scopelliti, Barbara, a cui – dice intercettato Agliano – l’allora direttrice di Arghillà «ha spiegato tutto quello che bisogna fare».

Il metodo Longo

Non è un’eccezione. La Longo – ha svelato l’inchiesta – ha sempre avuto contatti fin troppo informali con i parenti di boss e luogotenenti di ‘Ndrangheta detenuti, a cui ha sempre garantito ogni sorta di favore. Ma il caso di Scopelliti, sottolinea il gip, sembra starle particolarmente a cuore. È «una corsa contro il tempo, la Longo ci tiene a lasciare la città di Reggio Calabria facendo l'ennesimo favore ad un detenuto d'eccellenza».

«Lì c’è la sorella di Nino Aloi»

E ci si mette d’impegno, segue personalmente l’iter dell’istanza che per essere accolta deve superare lo scoglio del magistrato di sorveglianza e dell'ufficio esecuzione. Ma su quel fronte l’entourage di Scopelliti è tranquillo. «Lì c’è la sorella di Nino Aloi» dice Agliano, che conta sull’assistente sociale Francesca Maria Aloi per accelerare i tempi dell’autorizzazione. Passano pochi giorni e arriva una telefonata. «Quella pratica è tutto a posto, è stata evasa positivamente e tutti i documenti sono a posto» dice l’avvocato Aloi a Tino Scopelliti.

Longo ordina, Agliano esegue

L’iter però è lento. Dopo quel via libera passa quasi un mese senza che al carcere venga comunicato alcunché. E regolarmente Agliano e l’ex direttrice Longo si sentono per eventuali aggiornamenti. «La prima detta al secondo tempi, modalità e tipologia di documentazione necessaria» si legge nelle carte. Per questo insieme a Tino Scopelliti, Agliano inizia a individuare le associazioni disponibili ad accogliere il “detenuto-lavoratore” Giuseppe Scopelliti.

Destinazione “Nuova solidarietà”

I suoi hanno scelto per lui. La direzione del carcere – dice Agliano - aveva bisogno di «tre o quattro disponibilità di associazioni di volontariato» fra cui scegliere. Ma in realtà è già tutto deciso. L’ex governatore andrà alla “Nuova solidarietà” di Fortunato Scopelliti, cui Agliano si limita a ordinare di «preparare la disponibilità» ad impiegare il detenuto.

L’associazione degli amici

Tino è preoccupato. Raccomanda prudenza e di evitare visite in associazione quando il fratello è al lavoro perché «cercheranno di fotterlo», mentre Agliano si mostra tranquillo. Nessuno proferirà verbo su quanto succeda all’interno perché «lì sono amici». E assai disponibili ad assecondare tutti i suoi desiderata, se è vero che il presidente non esita un secondo ad accompagnarlo ad un incontro con la direttrice Longo, né a pianificare con lei un programma di lavoro che avrebbe consentito all'ex governatore detenuto di passare il sabato a casa.

Niente sabato a casa

Il magistrato di sorveglianza però delude le loro aspettative. Autorizza il lavoro esterno, ma di weekend in famiglia non ne vuole sentir parlare e tocca alla Longo comunicarlo ad Agliano, al quale annuncia «una buona notizia» ma solo in parte perché «dobbiamo rifare tutto ...ha escluso il sabato a casa». E come promesso non si tira indietro, anzi arriva persino a concordare con il detenuto Peppe Scopelliti delle mosse da fare. « abbiamo chiacchierato un paio d'orette ... e ... abbiamo elaborato una strategia – riferisce lei a Tino Scopelliti - gliel'ho detto che ho replicato al magistrato di sorveglianza e che comunque ci aggiorniamo».

«Longo ha consegnato il carcere ai clan»

Un «atteggiamento ben lontano dal ruolo istituzionale ricoperto» sottolinea il gip Armaleo, che per Longo ha parole pesantissime. La funzionaria ha «disatteso con costanza e sistematicità le molteplici norme che disciplinano la vita penitenziaria così, di fatto, consegnando il Panzera ai detenuti organici ai sodalizi mafiosi egemoni sul territorio della città di Reggio Calabria». E se è vero che l’impegno profuso a favore di Scopelliti al momento non fa parte delle contestazioni che le vengono mosse, per il giudice è «utile, anche al fine di delineare la personalità dell'indagata». Così desiderosa di lasciare Reggio con l’ennesimo favore ad un detenuto di spicco da mettersi a disposizione di amici e parenti.

Giornalista
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