Sanita’ carente

Mamma di due ragazzi disabili, l’urlo di Silvana: «Costretti ad andare fuori dalla Calabria per le cure»

VIDEO | L’amara verità raccontata della donna che da anni lotta per rivendicare i diritti violati: «Un bambino che nasce nella nostra regione non è uguale a un bambino che nasce in Lombardia. Manca il reparto di neuropsichiatria infantile e il pronto soccorso pediatrico»

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di Elisa Barresi
22 settembre 2021
09:09

«Un bambino che nasce in Calabria non è uguale a un bambino che nasce in Lombardia. Mancano tantissimi servizi per l’infanzia. Manca il reparto di neuropsichiatria infantile che nei tre ospedali hub di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria non esiste e manca anche il pronto soccorso pediatrico». Questa è l’amara verità raccontata da Silvana Ruggiero madre di due ragazzi, affetti da una disabilità gravissima, che da anni lotta per rivendicare i diritti violati e garantire dignità a quanti, come i suoi ragazzi, non hanno voce.

Dalla sua testimonianza, che è l’ennesima raccolta sulle nostre colonne, i bimbi calabresi non possono ammalarsi salvo dover fare la fila in dei pronto soccorso, già al collasso, insieme agli adulti. «Il mio è un urlo di vergogna e disperazione come quello di tutti i genitori che hanno figli affetti da patologie neurologiche costretta ad andare negli ospedali fuori regione per poter fare dei follow-up e dei controlli per i propri figli».


Dopo la petizione lanciata sui nostri canali dal signor Alvaro, dalla Sicilia è arrivata la disponibilità al ricovero di Natale, ma non basta perché tanti sono i genitori messi in ginocchio da questa mancanza che non ha giustificazioni. In pochi giorni sono state oltre 60 mila le firme raccolte, un numero che dimostra come quello che stiamo denunciando è un problema che investe tantissime famiglie. Una carenza che pesa non solo sui bambini che non possono avere assistenza, diagnosi e cure appropriate ma, soprattutto, su genitori costretti a farsi carico di tutto, spostamenti compresi, a lasciare il lavoro per poter assistere i propri figli e dover anche lottare contro le istituzioni che dovrebbero invece tutelarli. «I miei figli, la cui patologia ha delle conseguenze neurologiche, sono stati mesi e mesi ricoverati presso l’ospedale di Messina ed essendo non trasportabili in auto mi sono anche gravata dei costi del servizio di trasporto in ambulanza ed è una vergogna tutta calabrese purtroppo che siamo l’unica regione in Italia ad avere un reparto di neuropsichiatria infantile».

E far montare la rabbia sono quelle promesse che puntualmente vengono riciclate in occasione delle campagne elettorali per poi essere, altrettanto puntualmente, disattese. «Siamo in campagna elettorale – ribadisce la Ruggiero – e tornano in auge i problemi che, nel frattempo, noi viviamo sulla nostra pelle ma i politici usano come spot elettori. Ma finchè non tocchiamo con mano la realizzazione di queste promesse io e come me i tanti genitori stanchi di essere presi in giro per ottenere consenso, non crediamo più a nulla perchè tra il fare e l’impegnare ci sta di mezzo un verbo che a noi fa tantissimo male: ingannare. E molto spesso noi ci siamo sentiti ingannati». Famiglie esasperate da un atteggiamento che li ha costretti per anni a dover lottare per ottenere quello che è un sacrosanto diritto, quello che, a latitudini diverse dalla nostra, sono garanzie e tutela. In Calabria è vietato ammalarsi o nascere disabile, in caso contrario non resta che affidarsi ai privati, se si hanno le possibilità. Viceversa, l’unica garanzia è la rinuncia alle cure

Giornalista
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