Quasi uccisa dall’ex marito che le ha dato fuoco. «Lo perdono, renderà conto a Dio»

VIDEO | Maria Antonietta Rositani dal suo letto di ospedale dove è ricoverata ci racconta il calvario vissuto, gli anni di violenza culminati nella mattina del 12 quando Ciro Russo è evaso dai domiciliari e ha tentato di ucciderla. Lei è una donna e una mamma con una forza straordinaria. Combatte tutti i giorni per i suoi figli

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di Angela  Panzera
11 aprile 2019
06:42

«Io per coscienza quando l’ho visto ho detto, dentro di me, “Dio pensaci tu”. Io lo perdono, ma è Dio che deve vedere cosa fare con lui». Ha un cuore così grande e un rispetto per la vita, altrettanto grande, che proprio non riesce a provare odio verso l’ex marito, Ciro Russo, che il 12 marzo scorso ha tentato di ammazzarla, bruciandola viva.

Maria Antonietta Rositani, l’infermiera 42enne di Reggio Calabria, la incontriamo al policlinico di Bari dove si trova ricoverata da quella maledetta mattina. Ha già subito diversi interventi chirurgici, a causa delle gravi ustioni che hanno ricoperto il suo corpo per oltre il 50%. Ha dolori fortissimi, spesso non riesce a dormire e la sua voce ogni tanto diventa flebile. Lo staff del dottore Giuseppe Forte, direttore dell’ U.O.C. di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica universitaria e del centro grandi ustionati barese, si prende amorevolmente cura di lei, così come i suoi fratelli Valeria, Danilo e Rosario, che a turno insieme a papà Carlo stanno con lei in reparto tutto il giorno mentre la mamma Maria Grazia accudisce i due figli.

Ci sono alcuni momenti il cui le sofferenze, sono talmente  atroci, che il mondo le sembra cadere addosso. Se, però nomina i suoi due figli, Annie e William, il suo tono diventa grintoso e in lei riappare tutta l’energia e la voglia di ritornare presto a casa.  E proprio quando il suo ex marito, in via Frangipane, le ha gettato in faccia della benzina e prima di appiccare il fuoco le ha detto «muori», per ben due volte, Maria Antonietta la seconda volta ha reagito al suo odio e gli urlato contro «io non muoio, io vado dai miei figli». E mentre lui «come un vile scappava» la donna ha trovato sollievo, bagnandosi il volto in una pozzanghera. «Mentre mi spegnevo le fiamme sul viso ho ringraziato Dio per aver fatto piovere la sera prima».

Anni di violenze

È una storia fatta di violenze fisiche e psicologiche quella che per troppi anni l’ha vista “protagonista” di un uomo il quale diceva di amarla, ma in realtà non perdeva occasione per farle del male. «Era geloso morboso - ci racconta - se io non potevo essere sua non potevo essere di nessun altro. Mi dava botte, mi ha picchiato più volte. Io ad oggi- continua- non so se fossi innamorata, non penso, era succube sua e basta». Sono tanti infatti, gli episodi che Maria Antonietta ha denunciato alle forze dell’ordine,  come quello avvenuto il 20 dicembre del 2017 quando Russo dopo aver picchiato sia lei la figlia Annie l’ha costretta a stare per ore immobile sul letto, tutto davanti agli occhi terrorizzati del loro bambino che all’epoca aveva 8 anni. «Mi diceva che dovevo stare immobile nel letto e fare e fare finta di dormire. Non dovevo muovermi e farmi vedere da nessuno. Quella sera poi mi ha offeso con espressioni brutte come “lordazza” e “puttanazza” e poi mi ha anche sputato». I due si separano, Russo  nel gennaio dello scorso anno viene arrestato perché ha violato l’ordine di avvicinarsi a lei che il giudice aveva imposto. Maria Antonietta finalmente ritorna ad essere una madre e una donna libera. «Ero felicissima - ci racconta - felice di portare a scuola i miei figli, di poter comprare loro la colazione, di poter entrare in un bar. Lui mi impediva di vivere».

Il gip di Reggio Calabria, nonostante l’uomo sia stato condannato in Appello a 3 anni di carcere per stalking e maltrattamenti, accoglie la richiesta della difesa e gli concede i domiciliari con la convinzione che una volta lontano dalla città dello Stretto, e inserito nuovamente in un contesto familiare ad Ercolano, in provincia di Napoli, non potesse più rappresentare un pericolo per la sua ex moglie e i figli. Ma così non è stato. Anzi. Passano i mesi e l’ossessione che Russo nutriva per l’ex moglie aumenta fino a sfociare in una vendetta studiata in ogni dettaglio. I genitori dell’uomo hanno sostenuto pubblicamente che solo alle otto e cinque minuti hanno avvisato i Carabinieri di Ercolano della fuga del figlio. Russo a quell’ora, però era già a Reggio Calabria e in auto aveva una tanica di benzina pronto per compiere il suo piano criminale. «Perché i Carabinieri di Napoli non hanno chiamato Reggio Calabria? – si chiede la Rositani. Perche? Qualcuno me lo vuole spiegare  il perché?». Maria Antonietta lo sapeva che avrebbe fatto una brutta fine e nessuno l’ha impedito neanche quella mattina del 12 marzo. «Io lo sorvegliavo, facevo denunce, più di questo che dovevo fare?- si interroga . Non ho idea di che fine abbiano fatte queste denunce». Sì perché Russo, considerato dai giudici e dagli inquirenti reggini, pericoloso e violento, non solo non aveva il braccialetto elettronico, ma spesso violava la prescrizione impostagli dalla magistratura di non comunicare con persone diverse dai suoi conviventi e soprattutto cercava di mettersi in contatto sia con l’ex moglie, che con la figlia, a cui su Facebook dedicava lettere e canzoni cantante direttamente da lui con tanto di chitarra. I video sono ancora visibili sul suo profilo.

La mattina della tragedia

 «Mi aspettavo di essere bruciata da lui ma non ora , ci confida-  ma quando usciva dagli arresti». Invece Russo ha percorso quasi 500 chilometri e indisturbato è venuto fino a Reggio Calabria per ammazzarla e cancellare ogni traccia di lei. «Io già quella mattina ricevevo a casa alcune telefonate strane. Rispondevo e chiudevano. Successivamente mi telefona mia madre e mi comunica- racconta- che lui era scappato; a questo punto ho chiamato il mio avvocato il quale mi ha detto di chiamare subito i carabinieri; li ho chiamati e mi hanno detto, lì per lì, “signora vada a casa”. Ho risposto, però, che a casa non andavo perché avevo paura che ci fosse lui. E ho detto che preferivo camminare e allora mi è stato risposto di camminare. Oggi penso che mi sarebbero dovuti venire a prendere e basta». E sempre lei sarà a contattare le forze dell’ordine, un attimo dopo che Russo con la sua auto l’ha speronata in via Frangipane. «Mi ha speronato, ho chiamato i carabinieri a cui ho detto “guardate è arrivata la mia ora, mio marito è venuto ad ammazzarmi”».

Le chiediamo, con tutta franchezza, cosa le è stato risposto dopo questa sua considerazione. «Mi hanno risposto “ di stare tranquilla”». E mentre le dicevano al telefono di stare tranquilla Russo le aveva dato fuoco, le urlava contro il suo odio e le diceva di morire. Pochissimi attimi dopo arriva la Polizia e un’ambulanza la trasporta immediatamente al pronto soccorso reggino. I vigili del fuoco spegneranno l’auto in fiamme al cui interno c’era il bassotto Duk, il cane del piccolo Wiliam, che dopo qualche giorno morirà a causa delle ustioni.

Il suo messaggio ai giudici e alle donne

Il suo recupero fisico sarà molto lungo. Anche se sta tanto soffrendo non ha perso fiducia nella magistratura, ma ai giudici manda un messaggio chiaro. «Dal processo, a cui io certamente parteciperò per guardarlo in faccia, non gli dirò nulla, ma voglio guardarlo in faccia. Mi auguro che lui sia punito per quello che è giusto. Ai giudici- afferma la Rositani- direi questa volta di metterci un pochino più di attenzione e di non commettere più gli sbagli di prima e di stare attenti perché questa volta Maria Antonietta  è tanto fragile».

Dalla sua bocca, nonostante voglia risposte sul perché tutto questo è avvenuto e sul perché lo Stato non l’ha protetta abbastanza, non escono mai parole contro nessuno anzi ci tiene a sottolineare che  «le forze dell’ordine, la Squadra Mobile, sono tutti degli angeli che mi hanno trattato come una regina e hanno trattato così anche i miei figli proteggendoli». Maria Antonietta ha una forza straordinaria. Sono i suoi due figli a dargliela, ma anche tutte le donne che come lei hanno sofferto e stanno subendo violenze e a cui dedicherà il suo impegno. «Da questo letto di ospedale- ci dice- combatto tutti i giorni per tornare a casa dai miei figli e per poter aiutare tutte le donne che come me vogliono essere aiutate. Ragazze- a voi mi rivolgo- non dovete aspettare il primo schiaffo. Al primo schiaffo ci si deve ribellare e non vi succederà niente. State tranquille, così facendo, denunciando, non vi ammazzerà mai nessuno perché questi uomini sono solo dei vili».

 

L’intervista integrale andata in onda nell’edizione odierna del tg di LaC News24 

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