La storia di Micaela, nata in un corpo che non sentiva suo: «Così ho affermato la mia identità»

VIDEO | Appena adolescente, la giovane di Scalea capisce di dover seguire la sua vera natura. Da quel momento inizia il suo percorso di rinascita: «Famiglia e amici possono dare un grande aiuto»

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di Francesca  Lagatta
15 ottobre 2020
09:05

Micaela Prospato ha 30 anni e vive e lavora a Scalea, dove la conoscono proprio tutti, per il sorriso, per la sua solarità, ma soprattutto per la sua forza. Micaela è nata in un corpo che non sentiva suo e ha lottato con le unghie e con i denti per affermare la sua vera identità. Oggi è una donna serena e realizzata e la sua storia personale è un esempio di coraggio per tutti, soprattutto se si parla di disforia di genere, il malessere legato all'incongruenza tra la propria vera identità e il sesso assegnato alla nascita. In una lunga chiacchierata ci ha spiegato che ognuno è ciò che è, già al primo vagito, e pazienza se anima e corpo talvolta non coincidono. Se nasci donna, sei una donna, anche se il tuo corpo dice il contrario. Punto.

Il percorso per la libertà

Micaela deve averlo passato da un pezzo il periodo in cui la sua vera natura incontrava gli sguardi straniti di chi la circondava. Non se lo ricorda nemmeno più e, a dirla tutta, non deve nemmeno essere stato, poi, nemmeno così traumatico, anche perché le persone per lei più importanti, famiglia e amici, l'hanno riempita di amore e comprensione sin da quando, nel pieno dell'adolescenza, ha fatto presente a tutti, se stessa in primis, che quel corpo non la rispecchiava. E tutti l'hanno lasciata libera di fare. Il suo percorso verso la felicità è stato graduale, naturale, è stata una conquista a piccoli passi, un lungo viaggio che rifarebbe altre mille volte, nonostante la fatica.

Una vita normale

Quando la intervistiamo Micaela ha un sorriso dolcissimo, che però tradisce l'emozione di mettere a nudo la sua anima davanti a una telecamera. Ma non si tira indietro, perché le sue parole potrebbero essere d'aiuto a chi in questo momento, per la disforia di genere, si sente diverso o infelice: «Affermare la propria identità è la cosa più naturale del mondo - dice - e la mia storia dovrebbe insegnare qualcosa. Io vivo una vita tranquilla, assolutamente normale, non ho nessun tipo di problema». E ripudia parole di vittimismo e di pietismo ripensando al suo percorso: «C'è da avere pietà delle persone malate, io invece sto benissimo». Quello che invece vuole lanciare è un messaggio di speranza: «Anche se a volte non sembra, familiari e gli amici sono quelli che possono prenderti per mano e aiutarti a diventare ciò che sei. Bisogna parlare chiaro e farlo innanzitutto tra le mura domestiche, senza paura».

L'impegno in politica

Micaela non è di certo una persona che resta con le mani in mano ad aspettare che le cose cambino, nemmeno se si tratta di politica. Tre anni fa si è candidata al consiglio comunale della sua città e pur mancando l'elezione, ha raccolto ben 125 preferenze. Niente male per una principiante che si mette in gioco in una competizione elettorale che ha visto sfidarsi cinque liste e un centinaio di agguerriti aspiranti consiglieri. Così le chiediamo se nei suoi progetti futuri ci sia posto per una nuova candidatura. «Chi lo sa - risponde - io non mi sono mai preclusa niente in vita mia».

A capo dell'associazione Scalea Europea

Non sappiamo dunque, se si candiderà ancora al consiglio comunale scaleoto, ma sappiamo che la politica, quella che si mette al servizio dei cittadini, è e resta una delle sue principali passioni. Da qualche giorno è diventata presidente dell'associazione Scalea Europea, dopo le dimissioni del suo predecessore, Giacomo Perrotta, nel frattempo diventato sindaco della città. «Sono orgogliosa di questo incarico - ha detto -. Il mio impegno lo dedico a una persona in particolare, a Palmiro Manco (politico e fondatore di Scalea Europea scomparso prematuramente a 51 anni, ndr), che fu il primo a credere in me e nella mia candidatura. È una di quelle persone che mi ha aiutato, consigliato e supportato, lo adoravo, ero molto legata a lui».

L'impegno nel sociale

E ora che è a capo di una delle realtà politiche più importanti del territorio, Micaela vuole far sentire la sua voce lottando ancor di più per le pari opportunità ma anche mettendosi dalla parte degli ultimi e delle persone disabili, con particolare riguardo per le persone autistiche e le loro famiglie, che ancora oggi non riceverebbero le attenzioni che meritano. Ma a Micaela piacerebbe anche che la sua città tornasse agli albori di un tempo, perché «negli ultimi anni Scalea è stata martoriata e denigrata». L'intervista finisce, ci salutiamo, ma Micaela ha un'ultima cosa da dire: «Se c'è qualcuno che ha bisogno di me, per un consiglio o anche solo di conforto, io sono a disposizione». 

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