Migrante ucciso, il presunto assassino resta in carcere

Il gip non ha convalidato il fermo ma ha emesso a carico di Antonio Pontoriero, accusato dell’omicidio volontario di Sacko Soumaila, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere 

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di G. B.
8 giugno 2018
18:28
La vittima Sacko Soumaila
La vittima Sacko Soumaila

Non convalidato dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, il fermo di indiziato di delitto della Procura nei confronti di Antonio Pontoriero, 43 anni, di San Calogero, accusato dell’omicidio volontario di Sacko Soumaila, ucciso a colpi di fucile il 2 giugno scorso nell’area dell’ex fornace “La Tranquilla".

 


Il gip ha però emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, attesa l’estrema gravità dei fatti e la ritenuta reiterabilità delle condotte che escludono il beneficio della sospensione condizionale della pena in caso di condanna. Sussiste per il gip un concreto pericolo di inquinamento probatorio, come provato dall’attivazione dei familiari in tal senso e dalla condizione di estrema vulnerabilità delle principali fonti dichiarative (extracomunitari). Il fucile con il quale è stato aperto il fuoco non è stato ancora ritrovato e ciò porta il gip a rimarcare la prospettabilità di “sentimenti astiosi e vendicativi nei confronti degli stranieri, principali accusatori” di Antonio Pontoriero. 

 

Immanente anche l’interesse familiare ad assicurarsi “l’indisturbato possesso di tutta la zona sita in località Tranquilla, i cui terreni e casolare diroccato occupano i Pontoriero senza titolo”. Le modalità del fatto contestato ad Antonio Pontoriero sono da ritenersi per il giudice connotate da “elevata aggressività,assenza di autocontrollo e, verosimilmente, pochezza dei motivi scatenanti che denotano oltremodo l’elevato grado di pericolosità e impulsività caratterizzante la personalità di Antonio Pontoriero, certamente incline a non disdegnare il ricorso a sistemi oltremodo violenti, aggressivi e sbrigativi, onde tutelare i propri supposti interessi e comunque risolvere la ordinaria conflittualità interpersonale”. Il fermo di indiziato di delitto, invece, non è stato convalidato per difetto di un fondato pericolo di fuga e troppo generiche sono apprse le parentele nel Nord Italia. 

 

Pur sapendo di essere indagato, Antonio Pontoriero non si è infatti allontanato dal territorio di San Calogero. In sede di interrogatorio, Antonio Pontoriero (difeso dall'avvocato Francesco Muzzopappa), ha negato di aver aperto il fuoco o di avere interessi nell'area dell'ex fornace (dove in passato avevano il padre, gli zii e lui stesso come trasportatore) e di essersi lì recato solo per chiamare un altro extracomunitario e farsi aiutare in alcuni lavori agricoli. UNa volta sul posto, ha raccontato che un altro extracomunitario a lui sconosciuto chiedeva del "capo-terreno" poichè un suo amici era stato sparato. Una versione che non ha convinto il gip. 

Giornalista
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