Piano Covid, il ministro D’Incà: «In Calabria c’è ed è stato fatto da Cotticelli»

Il titolare dei Rapporti con il Parlamento alla Camera ha relazionato sul Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera adottato a giugno. Si è poi soffermato sull'attività della struttura commissariale, accennando anche al disavanzo da 104 milioni 

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di Redazione
11 novembre 2020
16:16
Il ministro D’Incà
Il ministro D’Incà

«Il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera per l’emergenza Covid-19 in Calabria ai sensi del decreto-legge numero 34 del 2020 è stato adottato dalla struttura commissariale con decreto del Commissario ad acta numero 91 del 18 giugno 2020. Il medesimo piano è stato quindi approvato dal ministero della Salute il 3 luglio 2020 e trasmesso al Commissario straordinario per l’emergenza il successivo 6 luglio». Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, rispondendo durante il question time in Aula alla Camera.

 

«Il Piano - ha sottolineato - prevede, rispetto alla dotazione iniziale di posti letto di terapia intensiva, un incremento di 134 posti letto, nel rispetto dello standard previsto dal citato decreto-legge n.34 del 2020 (0,14 posti letto per 1.000 abitanti)».

 

Il disavanzo da 104 milioni

«Quanto all’attività della struttura commissariale, ferma restando la situazione di squilibrio economico finanziario della Regione - ha proseguito - si osserva che il monitoraggio effettuato a maggio 2020 dal competente Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali (Mef-Salute), con riferimento all’ultimo trimestre 2019, ha presentato un disavanzo (dopo il conferimento delle coperture) pari 10 milioni di euro (con un disavanzo prima del conferimento delle coperture pari a 116,172 milioni di euro)».

 

«Solo nel Tavolo tecnico di verifica di ottobre 2020, dedicato alla valutazione del bilancio consuntivo dell’anno 2019, sono emerse criticità - ha spiegato - derivanti dell’inesigibilità di un credito in seguito a una sentenza della Corte di Cassazione (n. 1189/2020). L’impossibilità di riprodurre questa posta positiva in bilancio, unitamente ad altre poste di debito, ha determinato un disavanzo di circa 104 milioni di euro» ha concluso D'Incà.

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