Moglie e figlia fatte prostituire per 5 euro a Cosenza, il procuratore: «Rete sociale assente»

VIDEO | Il grido d'allarme di Mario Spagnuolo. Prestazioni sessuali consumate per strada in cambio di pochi euro e botte seguite da minacce di morte alle due donne

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di Salvatore Bruno
3 febbraio 2020
12:49

Le trattative si svolgevano in alcuni bar della città, luogo di ritrovo dei clienti abituali del mercimonio messo in piedi a Cosenza, da R.M.M.

Sesso in cambio di pochi spiccioli

L'uomo, un 53enne, non si faceva scrupolo di offrire il corpo della moglie invalida e della figlia ventenne, in cambio di un tozzo di pane. I rapporti sessuali si consumavano poi alla luce del giorno in luoghi pubblici, preferibilmente sotto il ponte di Calatrava o nei famigerati parcheggi della stazione di Vaglio Lise. Risibile il costo delle prestazioni, oscillante tra i cinque e i dieci euro.


La complicità del figlio

La spirale di violenza è stata interrotta dai carabinieri, sotto il coordinamento del Procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo e del sostituto Antonio Bruno Tridico. L'orco, responsabile non solo di favoreggiamento della prostituzione, ma anche di maltrattamenti, è stato arrestato e condotto in carcere in esecuzione di una ordinanza restrittiva emessa dal Gip del tribunale. Una seconda misura cautelare è stata notificata per un quarto congiunto, G.M., 27enne figlio e fratello delle due vittime. Per lui sono scattati gli arresti domiciliari.

La denuncia che non ti aspetti

A mettere in allarme i militari è stata la denuncia di uno dei clienti: si è presentato al cospetto del comandante della stazione di Cosenza principale, non per segnalare la gravità delle vessazioni di cui era a conoscenza da tempo, ma perché esasperato dalle richieste di denaro di R.M.M. Nella circostanza, incalzato dalle domande del maresciallo Roberto Morrone, ha dovuto ammettere di aver avuto rapporti sessuali sia con la moglie, sia con la figlia dell'uomo, dietro pagamento delle prestazioni. Si è così aperto agli occhi degli investigatori il desolante girone infernale in cui le vittime erano precipitate.

Minacce e percosse quotidiane

All'interno di questo nucleo familiare, profondamente disagiato, le relazioni erano prive di qualsiasi umanità e le due donne, di 51 e 20 anni, erano costrette a subire quotidiane violenze fisiche e verbali nonché ad avere rapporti sessuali non consensuali con i clienti procacciati dall’orco. Le attività vessatorie, caratterizzate anche dall'uso di epiteti offensivi ed altre parole dal forte connotato ingiurioso, e poi da pugni, schiaffi e pestaggi di inaudita violenza, sono state documentate dai carabinieri con l'ausilio di intercettazioni ambientali, nelle quali si sentono chiaramente le espressioni mortificanti rivolte dal marito e dal figlio alla congiunta.

Minacciata di morte

Soprattutto si percepisce la sofferenza e la difficoltà della donna, disabile con problemi psichici, a comprendere il significato delle azioni dei suoi familiari e si coglie con evidenza la condizione di assoluta soggezione psicologica nei confronti in particolare, del marito. Registrati anche i lamenti della donna quando viene umiliata, violata o colpita. In un’occasione la 51enne è stata anche minacciata di morte con un coltello, rinvenuto dai carabinieri questa mattina durante l'arresto.

Ospiti di una struttura di accoglienza

Il nucleo familiare era ospite di una struttura di accoglienza cittadina, dove consumava i pasti e trascorreva saltuariamente la notte. Proprio all'interno di questa struttura, nell'ottobre del 2019, si è consumata l'ultima aggressione. A quel punto i militari, anche per tutelare la donna, ne hanno disposto prima il ricovero in ospedale poi il trasferimento in una casa di cura adeguata. Nel frattempo è stata predisposta la richiesta cautelare vagliata dal Giudice per le indagini preliminari, sfociata infine negli odierni provvedimenti di arresto.

La polvere sotto il tappeto

Sull sfondo una città che deve fare i conti con un degrado dilagante. «Temiamo vi siano altre analoghe squallide vicende, che si consumano tra i lustrini della movida - ha detto tra l'altro il procuratore Mario spagnuolo - Le istituzioni tutte devono sostenerci nelle nostre attività di contrasto e di prevenzione di questi odiosi reati poiché l'azione penale, che è pure doverosa, non basta. Solo costruendo un'adeguata rete sociale e di sostegno rivolta alle categorie più disagiate, possiamo pensare di risolvere il problema». Nelle interviste lo stesso procuratore Spagnuolo e il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, Piero Sutera.

Giornalista
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