Giovane di Lamezia morta dopo un intervento, chiesto un rinvio a giudizio

Si tratta dell'anestesista presente durante l'operazione di rinoplastica eseguita in una clinica di Formia. La famiglia di Mariachiara Mete: «Se qualcuno ha sbagliato, è doveroso che venga fatta giustizia»

di Redazione
16 ottobre 2020
11:47
Mariachiara Mete
Mariachiara Mete

A conclusione delle indagini preliminari il sostituto procuratore del tribunale di Cassino, dottor Alfredo Mattei, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’anestesista intervenuto durante l’operazione di rinoplastica di Mariachiara Mete, la 21enne di Lamezia Terme morta dopo l’intervento eseguito il 17 giugno dell’anno scorso presso la clinica “La Casa del sole” di Formia.

L’anestesista - si legge nella richiesta di rinvio a giudizio presentata al Gip - «è imputato di omicidio colposo per aver cagionato la morte della 21enne durante l'intervento di rinoplastica estetica cui la ragazza veniva sottoposta presso la clinica polispecialistica "T. Costa" Casa del Sole per colpa consistita in negligenza e imperizia, in occasione dell'arresto cardiocircolatorio insorto nel corso dell'intervento chirurgico somministrava alla paziente in prima battuta atropina ed efedrina in luogo della adrenalina, poi infusa in un momento successivo, e ometteva di effettuare un immediato massaggio cardiaco esterno alla frequenza di 100/120 al minuto, praticandolo solo in una seconda fase al ritmo di 80/90 al minuto, sicché non si atteneva alle linee guida prescritte per la rianimazione e così determinava un ritardo nel ripristino della attività cardiaca, rilevata solo dopo tre minuti dall'inizio delle manovre rianimatorie, nonché nella perfusione cerebrale, con conseguente aggravamento del danno neurologico post-anossico, e per l'effetto con le condotte colpose sopra descritte concorreva a cagionare il decesso di Mariachiara Mete».

Per gli altri 30 indagati, appartenenti a vario titolo alle diverse strutture coinvolte, la Procura ha chiesto l’archiviazione perché «non possono essere mosse censure di sorta al chirurgo che ha praticato l'intervento né tanto meno a tutti gli operatori sanitari che hanno prestato la propria assistenza alla paziente durante i ricoveri nelle fasi successive all'episodio acuto».

 

I familiari hanno deciso di intraprendere direttamente anche un’autonoma azione civile, nonostante siano assisti da Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in malasanità. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 27 gennaio.

«Ringraziamo la Procura per il prezioso e minuzioso lavoro di accertamento svolto in questi lunghi e difficili mesi – sottolineano Bruno Marusso e Anselmo Vaccaro del gruppo Giesse – Con il supporto dei nostri periti, consulenti e legali  fiduciari, valuteremo ora se vi siano i margini per presentare un’opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura per un altro dei sanitari coinvolti in questa assurda e inaccettabile tragedia, in quanto ravvisiamo possibili profili di colpa anche nei confronti di, almeno, un altro soggetto, oltre a quello già individuato dalla Procura». 

«Fin da quel tragico giorno siamo convinti che qualcosa non sia stato fatto correttamente, chiediamo soltanto di poter sapere la verità – il triste commento della famiglia Mete – Se qualcuno ha sbagliato, è doveroso che venga fatta giustizia, anche se Mariachiara, purtroppo, nessuno mai ce la riporterà».

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