Processo Gotha

‘Ndrangheta, annullata la condanna dell’ex sindaco di Villa San Giovanni Antonio Messina: si torna in Appello

La Cassazione ha chiesto ai giudici di secondo grado di non «incorrere nuovamente nei vizi rilevati, fornendo in sentenza adeguata motivazione» che dia certezza in «ordine all’iter logico-giuridico seguito»

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di Redazione
11 giugno 2022
14:31
Antonio Messina
Antonio Messina

Sentenza annullata e processo d’appello da rifare. I giudici di Cassazione hanno accolto il ricorso degli avvocati Armando Veneto e Annamaria Tripepi in favore del loro assistito, Antonio Messina, all’epoca dei fatti sindaco di Villa San Giovanni.

L’imputato è rimasto coinvolto nell’inchiesta Gotha, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, e accusato di avere «asservito la propria funzione prima di vicesindaco e poi di sindaco del Comune di Villa San Giovanni agli interessi degli imprenditori interessati alla riapertura del centro commerciale La perla dello Stretto». Accusa aggravata dalle modalità mafiose, ma già caduto in appello.


Accogliendo le tesi difensive, la Corte ha annullando la decisione dei giudici e ordinando un nuovo processo da celebrarsi in una diversa sezione della Corte d’appello di Reggio Calabria.

I giudici della Cassazione, infatti, hanno sancito che il processo d’appello venga celebrato ex novo e intimato ai giudici territoriali di «riesaminare per intero» la vicenda «senza necessità di soffermarsi sui soli punti oggetto della pronuncia», evitando di non «incorrere nuovamente nei vizi rilevati, fornendo in sentenza adeguata motivazione» che dia certezza in «ordine all’iter logico-giuridico seguito».

In base agli atti del dibattimento, la Cassazione ha stabilito infatti che non ci fu interferenza di Messina sui dirigenti comunali per accelerare la pratica relativa al rilascio delle autorizzazioni per l’apertura de “La Perla dello Stretto” e stato accertato il solo intervento dell’avvocato Paolo Romeo.

Scrive poi in sentenza la Cassazione, rispetto ai contatti con gli imprenditori privati che «non è inusuale che un pubblico amministratore, peraltro di una cittadina non particolarmente grande, abbia contatti con i protagonisti di un'operazione commerciale dall'alto contenuto strategico per l'economia locale, sia sotto il profilo dell'impulso alle attività economico-commerciali che quanto alla garanzia di livelli occupazionali. Tanto più che si trattava di ripristinare un livello di occupazione che era stato già compromesso dalla chiusura del centro».

Per questi e altri motivi, la Cassazione ha annullato la sentenza di appello e intimando la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado.

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