Attacco alla cosca Lo Giudice di Reggio, sequestrati 210mila euro

Destinatario del provvedimento Luciano Lo Giudice che avrebbe fornito un costante contributo alla vita dell'omonima cosca di reperendo somme di denaro e gestendo attività commerciali nell'interesse della cosca

19 luglio 2017
14:42

La Polizia di Stato, ad esito di una articolata attività investigativa di natura patrimoniale coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia - Sezione Misure di Prevenzione di Reggio Calabria, ha messo a segno l'ennesimo attacco agli interessi criminali della 'ndrangheta, dando esecuzione ad un provvedimento di sequestro, emesso dal locale Tribunale, che ha interessato beni riconducibili a Luciano Lo Giudice, di Reggio Calabria, 43 anni, sorvegliato speciale, appartenente all'omonima cosca di 'ndrangheta operante nel Comune di Reggio Calabria.

 


Le indagini

Il procedimento di prevenzione scaturisce da ben tre proposte di sequestro, presentate dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria negli anni 2010 e 2011, che hanno consentito di giungere - nel luglio 2012 - alla confisca di aziende, beni mobili e immobili per un valore di oltre 3 milioni di euro.


Le indagini traggono origine dalle risultanze investigative e dalle successive ordinanze di custodia cautelare, emesse a carico di Lo Giudice negli anni 2009 e 2010, per i delitti di intestazione fittizia di beni, usura, esercizio abusivo del credito, estorsione continuata e associazione per delinquere di stampo mafioso.

 

Il ruolo di Luciano Lo Giudice

Le risultanze giudiziarie hanno evidenziato che Luciano Lo Giudice, in concorso con il fratello Antonino, forniva un costante contributo alla vita dell'omonima cosca di 'ndrangheta operante in Reggio Calabria e nelle zone limitrofe, reperendo somme di denaro e gestendo attività commerciali (anche fittiziamente intestate a compiacenti prestanome) nell'interesse della cosca, pianificando delitti-fine, contro l'incolumità personale e contro il patrimonio, con l'uso delle armi.


Il prestito usuraio costituiva l'occasione per l'accaparramento e il dominio di attività economiche che a loro volta, rappresentavano sia il volano per incrementare l'attività illecita dell'usura che lo strumento per il controllo mafioso del mercato economico della città; l'intestazione fittizia costituiva il rimedio contro possibili rischi di ablazione del patrimonio così illecitamente accumulato. Lo Giudice, in virtù della appartenenza al sodalizio mafioso, era così riuscito ad accumulare un ingente capitale, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

 

Sequestrati 21 assegni

Disposto il sequestro di 21 assegni circolari dell'importo di 10mila euro ciascuno, per un totale di 210mila euro, tratti sui conti correnti intestati alle imprese "Peccati di gola di Mogavero Vincenza" e "Peccati di gola di Lo Giudice Luciano", già definitivamente confiscate.

 

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