Indagini chiuse

‘Ndrangheta nel Vibonese, per l’omicidio Belsito in sette rischiano il processo

Chiuse le indagini e chiesti rinvii a giudizio per il fatto di sangue avvenuto a Pizzo nel 2004. All’origine del delitto l’alleanza tra Mantella e il clan Bonavota

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di Giuseppe Baglivo
4 gennaio 2022
08:47

La Dda di Catanzaro chiude le indagini e chiede sette rinvii a giudizio per l’omicidio di Domenico Belsito, ucciso il 18 marzo del 2004 a Pizzo Calabro lungo la via Nazionale.


Il processo è stato chiesto per: Pasquale Bonavota, 47 anni, di Sant’Onofrio, latitante; Nicola Bonavota, 45 anni, di Sant’Onofrio (fratello di Pasquale); Domenico Bonavota, 41 anni, di Sant’Onofrio, fratello di Nicola e Pasquale; Onofrio Barbieri, 41 anni, di Sant’Onofrio ma residente a Vena Superiore; Francesco Fortuna, 41 anni, di Sant’Onofrio; Salvatore Mantella, 47 anni, di Vibo Valentia; Andrea Mantella, 49 anni, di Vibo Valentia, collaboratore di giustizia dal maggio 2016. Secondo l’accusa, il mandato omicidiario a Salvatore Mantella sarebbe stato dato dal cugino Andrea Mantella. A sparare materialmente a Domenico Belsito sarebbe stato Francesco Scrugli (poi a sua volta ucciso nel marzo 2012 a Vibo Marina dal clan Patania di Stefanaconi).

L’omicidio Belsito

L’omicidio Belsito sarebbe stato il delitto con il quale Andrea Mantella strinse l’alleanza con il clan Bonavota di Sant’Onofrio. Il delitto di Domenico Belsito sarebbe stato infatti preceduto da un accordo: uno scambio di uomini fra il gruppo guidato da Andrea Mantella e Francesco Scrugli (all’epoca staccatisi dal clan Lo Bianco di Vibo) e quello dei Bonavota.

Era la sera del 18 marzo 2004 a Pizzo quando Domenico Belsito, nei pressi di un bar, appena sceso dalla sua autovettura è stato raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco, mentre i sicari facevano perdere le loro tracce a bordo di un’autovettura, risultata rubata e rinvenuta, ancora in fiamme, a pochi chilometri di distanza, nei pressi di una masseria. La vittima, dopo alcuni giorni di agonia e nonostante i tentativi disperati dei sanitari dell’ospedale civile di Vibo Valentia, è deceduta il successivo 1 aprile. La sentenza di morte era stata eseguita perché il Belsito, ritenuto intraneo al locale di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio, e già sposato, avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato.
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Giornalista
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