'Ndrangheta stragista: Graviano, Dell'Utri e quell'hotel in cui è nata Forza Italia

Il procuratore Lombardo ha chiamato a testimoniare i dipendenti del Majestic. Che ricordano molto di quei giorni del gennaio '94. L'ipotesi è che anche gli attentati calabresi contro i carabinieri abbiano avuto uno scopo politico

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di Redazione
23 maggio 2020
17:55
Il boss Giuseppe Graviano
Il boss Giuseppe Graviano

Alcuni hanno la voce e la memoria consumate dall’età, altri invece sono ancora in servizio. Ma i dipendenti dell’hotel Majestic, che in quelle sale hanno assistito alla nascita di Forza Italia e nelle ultime due settimane sono stati chiamati a testimoniare dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo al processo “’Ndrangheta stragista”, anche a distanza di quasi trent’anni qualche indicazione sono in grado di darla.

 


E sono fondamentali. Anche per far sì che le stragi del passato – a partire da quella del 23 maggio che è costata la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti di scorta – non siano solo un vago ricordo reso innocuo da superficiali celebrazioni.

Stragi funzionali

L’ipotesi – oggi alla base dell’inchiesta “’Ndrangheta stragista”, come in passato del processo palermitano sulla Trattativa – è che in quel gennaio ’94 che una serie di eventi, inclusi gli attentati calabresi contro i carabinieri, abbiano portato ad un preciso ed eterodiretto sbocco politico.

 

L’omicidio dei brigadieri Fava e Garofalo, così come gli attentati che fra il dicembre ’93 e il gennaio ’94 hanno causato gravi ferite ad altri quattro militari – è l’ipotesi del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – erano funzionali ad una precisa strategia, declinata in più fasi, «servente – si legge nelle carte dell’inchiesta – rispetto ad una finalità "più alta", che prevedeva la sostituzione di una vecchia ed inaffidabile classe politica con una nuova che fosse diretta espressione delle mafie».

Stessa strada, stesse trame?

Ed è in un pugno di giorni di quel gennaio ’94 che due grandi protagonisti di quella stagione e di quelle manovre si sono trovati a distanza di pochi metri l’uno dall’altro. Al bar Doney di Via Veneto, racconta il pentito Gaspare Spatuzza, il 21 gennaio il boss palermitano Giuseppe Graviano – imputato insieme al mammasantissima di Melicucco, Rocco Santo Filippone come mandante degli attentati contro i carabinieri – si presenta per discutere gli ultimi dettagli del fallito attentato all’Olimpico.

 

Da fare in fretta, domenica 23, perché – racconta Spatuzza – i calabresi «già si erano mossi». Un riferimento chiaro secondo i magistrati all’attentato del 18 gennaio a Scilla, costato la vita ai brigadieri Fava e Garofalo.

 

Tuttavia, aggiunge il pentito, per “Madre natura” era necessario «dare un altro colpetto». Nel frattempo a pochi passi dal Doney, erano in corso le riunioni per definire l’imminente lancio di Forza Italia. Nelle stanze del lussuoso hotel della capitale, si muovevano con la nonchalance di chi è di casa, Marcello Dell’Utri e i quadri alti di Publitalia che di lì a poco sarebbero diventati protagonisti di una ventennale stagione politica.

Ritocchi per Fi, la lotteria di Graviano

Coincidenze? Forse o forse non solo. Perché quel giorno, di fronte a quel lussuoso bar – racconta Spatuzza – Graviano si è presentato vestito con un elegante cappotto blu e «mi disse che avevamo ottenuto tutto quel che cercavamo grazie a delle persone serie che avevano portato avanti la cosa».

 

Gente diversa – mette a verbale il pentito – da «quei quattro crasti (cornuti, ndr) dei socialisti che prima ci avevano chiesto i voti e poi ci avevano fatto la guerra. Mi fece il nome di Berlusconi. Io gli chiesi se fosse quello di Canale 5 e lui rispose in maniera affermativa. Aggiunse che in mezzo c’era anche il nostro compaesano Dell’Utri e che grazie a loro c’eravamo messi il Paese nelle mani». E per Paese, specifica «intendo l'Italia».

Chi è passato dal Majestic?

Ecco perché gli accertamenti su quanto avvenuto al Majestic sono fondamentali. L’ipotesi investigativa al vaglio è che proprio in quell’hotel si sia tenuto l’incontro che ha reso Graviano «felice come se avesse vinto la lotteria».

 

Attualmente, a livello giudiziario è provato che Dell’Utri fosse in quelle stanze il 18 gennaio. Tuttavia, non solo una serie di articoli di stampa dell’epoca ma anche le testimonianze dei dipendenti dell’hotel – raccolte in un’informativa depositata agli atti e anticipata nelle scorse settimane da LaCnews24 – rendono assai plausibile pensare che si trovasse lì anche nei giorni successivi.

Dell’Utri ospite abituale

Del resto, lo storico braccio destro di Silvio Berlusconi era una «presenza abituale in hotel», dice l’allora presidente e consigliere del cda, Nicola Violante.  

La stessa cosa conferma l’allora vicedirettore Franco Sestini, come altri dipendenti del suo hotel e lo chiarisce, Luca Villivà, prima cameriere ai piani, poi bar-tender. È lui che specifica: «Ricordo bene il signor Marcello Dell’Utri e a volte c’era anche il fratello.

 

Dell’Utri frequentava abitualmente la struttura alberghiera e lì incontrava una serie di persone. Era il periodo in cui Berlusconi annunciò in tv la sua entrata in politica».

Calabresi e siciliani con Dell’Utri

Milanese di nascita, ma calabrese d’origine, fra gli ospiti dell’allora numero due della nascente Forza Italia, Villivà ha riconosciuto anche soggetti dal chiaro accento del Sud.

 

«Ricordo che Dell’Utri incontrava uno o due persone alla volta – dice in aula – ma non ricordo se siciliani e calabresi fossero insieme o se fossero sempre gli stessi soggetti o altri. Spesso era da solo, a volte con il fratello».

Non era per nulla raro vedere il numero due di Berlusconi da quelle parti. Anzi, precisa Laura Gomiero, impiegata prima in amministrazione poi nel reparto commerciale, per Dell’Utri, «i soggiorni erano su base settimanale» e sempre «stavano uno o due notti, difficilmente più di tre notti».

L’accordo fra il Majestic e Publitalia

Del resto, Publitalia 80, concessionaria pubblicitaria del gruppo Fininvest – ha spiegato Violante e hanno confermato amministrativi – aveva un accordo con il Majestic: in cambio di pubblicità venivano offerti una serie di servizi e pernottamenti.

 

«I rapporti avvenivano tramite l’agenzia Bo.ta che gestiva tutte le prenotazioni e le fatture intestate a una società che si chiama Nomen – specifica Violante –. Se Fininvest chiedeva un servizio i costi venivano fatturati a Nomen srl».

 

Il perché di questa procedura, non l’ha saputo specificare. Però su una cosa si mostra certo. Almeno in un’occasione, anche Berlusconi ha fatto la sua comparsa in hotel. «Venne per un incontro con i suoi dirigenti, noi lo incontrammo nella hall, tutta la mia famiglia si trovò lì e lo salutammo. Poi lui salì nelle sale conferenze. All’antiterrorismo ho fornito una foto con Berlusconi, Letta e mio padre».

«Le voci in hotel giravano»

Ufficialmente, nessuno ha mai comunicato al personale che lì fossero in corso riunioni della nascente Forza Italia.

«Giravano delle voci, dicevano che lì stava nascendo un nuovo partito, Forza Italia», riferisce il maitre Mario Rispoli. «Ho saputo di riunioni di Forza Italia, ma non nell’immediato, perché si evitava di mettere i nomi negli ordini di servizio. Si svolgevano in salette private – spiega invece il cuoco Antinelli –. Lo sapevamo perché veniva indicato che dovevano essere preparate delle cose da consegnare in certe sale e per certe persone».

 

L’hotel ci teneva alla riservatezza dei suoi clienti. «Non veniva indicato il nome Forza Italia, ma c’erano delle generalità che poi io ho ricollegato a Forza Italia», aggiunge.

Quelle riunioni nelle salette e in camera

Di certo, tutti i dipendenti dell’epoca ricordano Dell’Utri. Le sue frequenti riunioni con personaggi diversi. La sua abitudine «di fare riunioni in camera – racconta Rispoli – Me lo diceva chi faceva il servizio ai piani perché consegnavano le colazioni».

 

In un’occasione, riferisce invece il cameriere Andrea Lombardi, «una notte ci hanno chiesto un piatto di pasta, un piatto di bucatini all’amatriciana alle due di notte. E in quell’occasione ho visto quattro o cinque esponenti politici».

 

Qualche mese fa, interrogato dagli investigatori del Servizio centrale antiterrorismo, aveva detto senza esitazione di aver visto in quell’occasione diversi esponenti politici, fra cui Gianfranco Fini e Clemente Mastella.

 

In aula invece ha puntualizzato di non essere certo di aver visto loro fra i partecipanti a quella riunione a tarda notte. In molti poi, ricordano chiaramente la presenza di Vittorio Sgarbi, «aveva anche una camera assegnata».

Cronologia ad orologeria?

La sostanza però non cambia, perché su un dato tutti sono concordi. Nonostante il baricentro dell’impero di Berlusconi fosse a Milano, è al Majestic che sono stati messi a punto i dettagli sulla nascita di Forza Italia, è lì che i massimi dirigenti di Publitalia e primi candidati del nascente partito hanno fatto le prime riunioni, a partire da Dell’Utri, grande tessitore di alleanze, incontri e travasi che hanno preceduto quella stagione politica, iniziata ufficialmente tre giorni dopo il fallito attentato all’Olimpico. Il 26 gennaio Silvio Berlusconi ha annunciato la sua discesa in campo con un messaggio preregistrato inviato a tutte le redazioni.

 

Il 27 sera, in un ristorante milanese, un blitz ha posto fine alla latitanza dei fratelli Graviano, che con le stragi avevano insanguinato il Paese. Coincidenze magari. O forse no.

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