’Ndrangheta

Nel Reggino confiscati beni per oltre 900mila euro a imprenditore ritenuto vicino alle cosche

Nei confronti dell'uomo, 47enne attivo nel settore della ristorazione, disposta anche la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel suo comune per tre anni

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di Redazione
6 aprile 2022
08:47

Beni per un valore di oltre 900mila euro sono stati confiscati dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria a un imprenditore ritenuto appartenente alla 'ndrina Vadalà di Bova Marina - sebbene, scrivono gli inquirenti, «l’impianto probatorio non sia stato sufficiente a fondare la responsabilità penale». Si tratta di Leonardo Dellavilla, 47 anni, operante nel settore della ristorazione. 

L’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca di beni, e quella personale della sorveglianza speciale, è stata eseguita dai finanzieri del Comando pdi Reggio Calabria, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri.


In particolare, la Compagnia di Melito Porto Salvo ha eseguito indagini ed accertamenti - anche attraverso l’analisi delle transazioni economico-finanziarie effettuate dall’imprenditore negli ultimi 20 anni - finalizzati alla raccolta di elementi idonei a dimostrarne la pericolosità sociale “qualificata” nonché la sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio effettivamente posseduto, anche mediante persone interposte. Pertanto, nei giorni scorsi i finanzieri hanno confiscato 3 polizze assicurative per un controvalore nominale di 300.000 euro, 12 fabbricati e 10 terreni, ubicati a Bova Marina e Reggio Calabria, ed 1 autoveicolo, già sottoposti a sequestro di prevenzione nell’agosto 2020.

L’Autorità Giudiziaria ha inoltre disposto, nei confronti del soggetto, la misura personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel citato comune jonico, per la durata di tre anni. 

Genero del boss Domenico Vadalà detto "Micu u lupu", l'imprenditore Leonardo Dellavilla è stato coinvolto nell'inchiesta "Mandamento Jonico" con l'accusa di associazione mafiosa. Al termine del processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato, nel 2019 è stato però assolto per non aver commesso il fatto così come era stato assolto nel 2009 anche nel processo "Bellu lavuru".

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