Assoluzione perché il fatto non sussiste. Questo il verdetto del Tribunale monocratico di Vibo Valentia (giudice Anna Moricca) a conclusione del processo che vedeva imputati Marco Magi, 67 anni, di Montevarchi (Ar), amministratore della ditta Sici, Umberto Memoli, 62 anni, di Napoli procuratore speciale della stessa ditta, e l’ingegnere Pasquale Lagadari, 54 anni, di Rombiolo, direttore dei lavori per la realizzazione e il completamento del nuovo palazzo di Giustizia di via Lacquari. Gli imputati erano chiamati a rispondere del reato di truffa aggravata e, a seguito di un’intensa attività istruttoria, oggi è arrivata la sentenza.

Le conclusioni formulate dall’ufficio di Procura (pm Nusdeo) miravano ad ottenere l’affermazione della penale responsabilità di tutti gli imputati con le seguenti richieste di condanna: 3 anni per Umberto Memoli, 2 anni e 6 mesi per Marco Magi e un anno e 6 mesi per Pasquale Lagadari. La discussione delle difese (avvocati Gianfranco Iannone, Angelo Calzone e Giosuè Monardo) ha dimostrato l’assoluta estraneità degli imputati rispetto alla contestazione e l’insussistenza dei fatti di reato, tanto che il giudice ha poi pronunciato sentenza assolutoria perché il fatto non sussiste.

Il Comune di Vibo Valentia si era costituito parte civile con l’avvocato Maristella Paolì. La Procura di Vibo ipotizzava il reato di truffa ai danni dello Stato, o di altro ente pubblico (il Comune di Vibo), commesso mediante la corresponsione non dovuta degli importi riferibili ai lavori non eseguiti, o eseguiti in difformità al progetto, inducendo in errore l’amministrazione appaltante e procurandosi gli imputati un ingiusto profitto consistito nell’incameramento dell’importo complessivo di 3.246.430,74 euro relativi al terzo lotto dei lavori per la realizzazione del nuovo palazzo di Giustizia. Le contestazioni (l’inchiesta sul “campo” era della Guardia di finanza) coprivano un arco temporale che andava sino all’8 luglio 2020.