Accoglienza

Non solo terra di approdo, storie di migranti che in Calabria sono nati una seconda volta

Winner, Alazar, Musa e tantissimi altri nella nostra regione hanno trovato una vita nuova e piena di speranza e libertà grazie alla straordinaria forza dell'accoglienza

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di Anna Foti
16 novembre 2022
06:31

Troppo spesso si dimentica che ogni migrante che approdi sulle sponde, anche molto lontane dal paese di provenienza, porti con sé un passato difficile, una storia di vita e una speranza di futuro. In poche parole un bagaglio irripetibile di Umanità. Come semi di una nuova esistenza, sono alla ricerca quel terreno fertile e accogliente che il loro paese di origine, non certo per ragioni a loro imputabili, non è stato.

Una vita e una libertà che non basta più definire diritti fondamentali, per quanto lo siano, perché siano assicurate. Serve che la comunità muova il pensiero, mobiliti le coscienze, abbracci le persone arrivate da lontano, solo apparentemente diverse, e concorra emotivamente e concretamente quel progetto di rinascita.


Serve capire profondamente e sinceramente, al di là di una indignazione passeggera, che la perdita di un bimbo, che a soli 20 giorni muore per ipotermia, non è tollerabile e che quel terribile destino avrebbe dovuto essere cambiato. Dovrà essere cambiato.

Il cuore di una comunità

In ognuna di queste storie palpita il cuore di una comunità, persone comuni, che hanno fatto la scelta umana e professionale di non distogliere lo sguardo, di soffermarsi, scoprendo di avere il privilegio, e al contempo il coraggio, di toccare e cambiare per sempre la vita di altre persone. 

Più che un dovere e più che un diritto

Una scelta che ha reso la nostra comunità migliore, capace di capovolgere il punto di vista per il quale accogliere sia solo un dovere e, per quanto segno di civiltà e rispetto, un obbligo soltanto. Una scelta che ha tramutato questo dovere in un viatico di crescita comune lungo il quale le persone che incontriamo diventano esse stesse parte integrante di una vita quotidiana condivisa e della comunità che verrà. Così anche il loro non è solo un diritto. È molto di più. È una speranza esaudita. 

Reggio, terra non solo di approdo

Nel corso degli anni, Reggio Calabria è diventata terra di approdo per migliaia di migranti. Terra di arrivo e non solo. Terra in cui imparare una lingua nuova con la scuola d'Italiano in piazza, in cui studiare e laurearsi, in cui trovare una seconda famiglia, in cui crescere le proprie figlie e i propri figli, in cui riposare oltre la vita. Lo scorso giugno è stato consegnato alla comunità il cimitero dei migranti situato ad Armo, zona collinare reggina, e riqualificato grazie ai fondi di Caritas italiana e alle donazioni.

Il volontariato, il vero motore dell'accoglienza

L'esperienza di questi anni ha dimostrato quanto sia il volontariato il vero motore dell'accoglienza e dell'amore verso il prossimo in difficoltà, qualunque sia la loro provenienze e qualunque sia la loro storia.

Tantissime le persone sbarcate sulla riva calabrese dello Stretto: alcune sono andate via e alcune sono rimaste. Sono rimasti soprattutto minori non accompagnati che qui hanno potuto iniziare a pensare di avere finalmente un futuro. Qui hanno cominciato a costruirlo. Molte le vite che sono cambiate.

La scuola, primo passo verso l’inclusione

Tutto inizia già a cambiare per cinque giovani, giunti la scorsa estate tra Reggio e Roccella, accolti nella Casa di Accoglienza Annunziata della Comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Calabria, e adesso iscritti al plesso Montalbetti, scuola secondaria di primo grado dell’Ic comprensivo Telesio di Reggio Calabria. Per tanti giovanissimi la scuola ha aperto porte inaspettate.

Winner e il traguardo della laurea

La vita è già cambiata per Winner che lo scorso mese si è laureato cum laude all’università Mediterranea di Reggio Calabria.

Oggi ha 23 anni. Quando è arrivato a Reggio passando per la Libia più piccolo di cinque figli, e unico della famiglia a essere partito, ne aveva appena 17. Arrivato con la sua incrollabile fede cristiana e con alle spalle e sulle spalle i pericoli e le vicissitudini affrontati in Libia, prima della traversata del Mediterraneo fino a Reggio, ha percorso con impegno e tenacia tanta strada fino alla laurea in Ingegneria dell’Informazione. Strada che adesso continua con il corso di laurea specialistica in Ingegneria informatica della Comunicazione.

«Non mi sono mai arreso e riconosco a me stesso quella forza di volontà che mi ha permesso di andare avanti. Ho sempre raggiunto la terraferma a Reggio Calabria sei anni fa, dopo un viaggio in mare in cui ho avuto paura di morire. Poi arrivato a terra, la paura era svanita ed era rimasta la solitudine. Anche se, come per tutti, non sono mancati momento difficili, con il tempo e con l’affetto e la vicinanza di tante persone ho superato anche quella», racconta Winner.

«Questa città mi ha accolto e voluto bene»

«È stato un percorso che ho sempre condiviso con le tante persone che ho incontrato lungo la mia strada, in questa città capace di accogliere e di dare davvero tanto. Grazie a Barbara, mia prima insegnante di italiano e oggi mia amica, alle persone conosciute nell’azienda di informatica in cui lavoro, a don Nino Russo e alla comunità di Cannavò dove ho vissuto per i primi tre anni, prima di trasferirmi alla Casa dello Studente. Grazie ai miei colleghi, universitari e di lavoro, diventati miei amici, e alle tante altre persone che ho conosciuto durante le esperienze come volontario alla Caritas e con gli scout della chiesa San Giovanni di Archi e come donatore del sangue in Avis», racconta il giovane.

Subito dopo il suo arrivo, era stato "adottato" dalla comunità di Cannavò, quartiere collinare di Reggio Calabria. Un quartiere che è stato casa per tanti.

Dal Senegal a Reggio Calabria

Qui, dal villaggio di Saroudia in Senegal alla Calabria, si sono ritrovati anche Moussa e Bacary, sbarcati a Reggio Calabria in momenti diversi, con in comune il dramma della migrazione ma anche il calore del villaggio che hanno lasciato e della comunità che a Reggio Calabria hanno trovato.

Una vita da giovani liberi

La vita è già cambiata anche per Alazar. «Ho lasciato l’Eritrea perché non ero libero di scegliere ero obbligato a fare il militare e non avevo futuro.Da quando sono qui in Italia non ho più paura e mi sento realizzato e al sicuro. Lavoro e posso aiutare la mia famiglia. Sono felice e particolarmente contento di poter affiancare altri giovani andati via dal loro paese».

Così pensando al suo futuro e aiutando altri giovani migranti, qui Alazar ha iniziato la sua nuova vita da giovane libero. Significativa la sua esperienza di mediatore presso la Casa di Accoglienza Annunziata della Comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Calabria, dove anche la vita di Musa Touray si è riempita di speranze e di interessi. Approdato senza la sua famiglia a Reggio Calabria con uno sbarco sei anni fa, Musa Touray, proveniente dal Gambia qui a Reggio ha frequentato la scuola, appassionandosi al calcio e alla Reggina.

Il cuore che si allarga come l’amore si moltiplica

La vita è già cambiata anche per Lass che a Reggio Calabria ha trovato anche un’altra famiglia, senza dimenticare quella di origine. Dopo l'arrivo al porto di Reggio Calabria nel 2017, in quanto minore non accompagnato era stato accolto in casa Anawim, struttura allestita presso un bene confiscato concesso in comodato d'uso alla diocesi Reggio Calabria-Bova, nell'ambito del progetto targato Filoxenia. Poi l’affido.

«È entrato nella nostra casa per restare per sempre. Per me non è un affido perché Lass è come un altro figlio. Quando mi chiama mamma, la bellezza di questa parola è data dal modo in cui lo dice. Io ci sento tutto il suo cuore». Le storie di amore più belle sono quelle che hanno tanti volti a testimoniarne la profondità e la spontaneità. In questa storia c'è il volto sorridente di Carmelita Minniti, già madre di Chiara e Piero, che un giorno di oltre quattro anni fa ha aperto le porte della sua casa e del suo cuore a un giovane venuto dalla lontana Guinea Francese.

Le porte spalancate della casa di Lena

La speranza si fa strada anche nella vita di Jennifer, giovane donna nigeriana, giunta in Italia, passando per la Libia, alcuni anni fa. Accolta con il suo bambino presso il Sai (Sistema di Accoglienza e Integrazione) di Bagaladi, nel reggino, ha oltrepassato le porte spalancate dell'hlp center La Casa di Lena, l'unica sede in Calabria dell'osservatorio sul Disagio e della solidarietà nelle stazioni italiane.

Fino all'ultimo respiro

Queste e tante altre storie in un fluire inarrestabile e prezioso che nessuna politica di controllo dei confini potrà mai fermare. Nulla potrà ostacolare il desiderio e la volontà di restare persone che agiscono con e per umanità, soprattutto in nome delle tante persone che non sono sopravvissute al mare, al freddo, alle torture e alle violenze.

Persone che hanno rischiato tutto e che continuano a rischiare tutto per poter anche solo provare e vivere una vita libera; persone che ci hanno creduto fino all’ultimo respiro. 

Giornalista
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