«Non venite in Calabria», la lettera di un imprenditore balneare ai turisti

La pandemia del coronavirus costringe tutti a rimanere a casa e un eventuale arrivo di massa nella costa manderebbe all'aria i sacrifici delle restrizioni attuate dal governo nelle ultime settimane

di Francesca  Lagatta
6 aprile 2020
17:01
Antonino De Lorenzo
Antonino De Lorenzo

La Calabria è una regione che vive principalmente di turismo e, con l'estate alle alle porte, l'entusiasmo per una nuova stagione estiva è alle stelle. Ma la prossima, causa pandemia mondiale, è seriamente a rischio, perché più dei fatturati che aumentano, più dei bagni nelle acque cristalline, più del sole che bacia e riscalda la pelle, in questo momento è fondamentale restare a casa. Regola che vale anche per i turisti, perché prima usciamo dall'incubo coronavirus e prima potremo tutti tornare alla vita normale.

Ma come convincere i villeggianti a non riversarsi in massa sulle coste calabresi ai primi accenni d'estate? Ci ha pensato Antonino De Lorenzo, consigliere comunale di Praia a Mare, bagnino, esperto di Finanza e imprenditore balneare all'ombra dell'isola Dino, che ha scritto una lettera persuasiva ma dai toni gentili indirizzata «agli affezionati turisti praiesi», ma di fatto estendibile a tutti gli altri.

 

Una situazione surreale

«Caro ospite di Praia a Mare - scrive De Lorenzo nella missiva -, stiamo vivendo una situazione surreale come, per mia formazione professionale e personale, cosi come è questa lettera che mai e poi mai mi sarei sognato di dover scrivere. Praia a Mare ti deve molto e ti sarà sempre grata per aver avuto l’onore di ospitarti e di accoglierti, accadrà nuovamente in futuro ma non oggi. In questo momento entrambi siamo messi a dura prova: tu non puoi ammirare dal vivo le meraviglie della nostra Praia e io non posso prestarti il mio servizio, la mia accoglienza, non posso mostrarti il sorriso che mi procura la tua vista e il saperti di nuovo nostro gradito ospite.

 

Restiamo a casa

«Come ogni cosa importante - continua De Lorenzo -, va fatta, e dobbiamo farla, necessariamente, insieme. Questa brutta storia ci sta insegnando tante cose e ce ne sta chiedendo ancor di più, alcune semplici e altre molto più complicate. A Praia a Mare abbiamo deciso di andare avanti, rispettando una condotta non naturale ma che è necessaria per poter sopravvivere oggi ed essere ancor più vivi domani: quella di stare a casa. Questo è per me e per tutti i miei colleghi un dispiacere immenso che causerà una mancanza enorme ma utile per preservare tutti noi dal pericolo di contrarre questo maledetto virus.

 

La tristezza di non poter accogliere i turisti

«So bene che ami questo posto - scrive inoltre l'imprenditore calabrese -, che ami il nostro mare, la nostra isola, il meraviglioso viale, immagino che sarà triste non poter frequentare i nostri locali, i nostri bar, i nostri ristoranti, non poter salutare il commerciante praiese che ti aspetta sempre con gran piacere. Nel non vederti proverò anche io tristezza, la stessa che provo dal giorno in cui abbiamo dovuto chiudere le nostre attività».

 

Una "separazione" necessaria

«È come separare una madre da un figlio! Ma tutto questo, per quanto duro, doloroso, innaturale sia deve essere visto come una cosa bella e di grande speranza perché, sicuramente, sarà la strada che ci farà ritrovare più uniti di prima in futuro che sono sicuro, se ci comporteremo bene, sarà davvero molto prossimo!»

 

«Ci rivedremo presto»

«La tua presenza qui da noi è vita, oggi ti chiediamo di proteggere quella di tutti rimanendo a casa. Ti chiedo scusa, ma so che capirai e che rispetterai questa mia richiesta perché vuoi bene a te, alla tua famiglia e anche a tutta la meravigliosa Praia a Mare. Grazie con la stima e la gratitudine di sempre. A prestissimo!».

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