Nuovo ospedale Vibo: sequestri e 7 indagati per disastro ambientale colposo, c'è anche Pallaria

VIDEO | Secondo l'accusa la Regione ha palesemente distratto i fondi pubblici ministeriali destinati a pulire il fosso utilizzandoli strumentalmente per la realizzazione del nuovo ospedale, andando, tuttavia, ad aggravare il rischio idrogeologico (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Redazione
16 dicembre 2020
10:00

Ci sono anche i dirigenti della Regione Calabria Domenico Pallaria e Pasquale Gidaro tra gli indagati dell'inchiesta che ha portato al sequestro delle opere complementari dell'ospedale di Vibo Valentia. I due dirigenti sono accusati di abuso d'ufficio e disastro ambientale colposo. Tra gli indagati risulta anche Luigi Giuseppe Zinno, soggetto attuatore dell’ufficio del Commissario straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria.

 


Le indagini sono state condotte dai militari della guardia di finanza del Gruppo di Vibo Valentia, su delega della locale Procura della Repubblica, con provvedimento a firma del Procuratore Camillo Falvo e del sostituto Filomena Aliberti. Al termine di accertamenti tecnici condotti sul luogo e dell’esame compiuto sulla documentazione acquisita anche di natura tecnica, le Fiamme gialle hanno sottoposto a sequestro preventivo i lavori di sistemazione idrogeologica del fosso Calzone e della raccolta delle acque bianche complementari ai fini della realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia.

 

Invero, tali opere, finanziate con il fondo, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per la mitigazione del rischio idrogeologico del fosso Calzone, in località Cocari di Vibo Valentia, qualificate dalla Regione Calabria come strumentali alla realizzazione del nuovo nosocomio cittadino.

 

Le stesse non solo non risultavano inerenti all’oggetto per il quale era stato stanziato il fondo, ma hanno, addirittura, aggravato, come certificato dalla perizia richiesta ed ottenuta dall’A.G. di Vibo Valentia, il rischio idrogeologico.

 

Le opere, infatti, lungi dall’essere volte al ripristino dell’officiosità idraulica del fosso (mediante, ad esempio, la pulizia dello stesso), hanno ampliato la portata del canale, mediante la costruzione di manufatti in cemento, aumentando l’affluenza delle acque nel dissestato bacino del fosso, già compromesso dai gravi eventi alluvionali del luglio del 2006, durante i quali avevano perso la vita due uomini ed un bambino.

 

A seguito di tali eventi, infatti, era stato previsto uno studio idrografico, cosiddetto “Piano Versace”, realizzato dalla Regione Calabria, volto a preservare la zona da eventuali nuove costruzioni, proprio in virtù della pericolosità idraulica dell’area.

 

Le nuove opere hanno realizzato un innesto artificiale nella testata principale del fosso Calzone - Rio Bravo, creando delle situazioni di pericolo per le aree sottostanti, ed in particolare, della linea ferroviaria Eccellente – Rosarno, della SS18 e della SP522.

 

Il pericolo consisterebbe, soprattutto, nel rischio di esondazione delle acque meteoriche dal fosso, in caso di eventi alluvionali, anche non eccezionalmente violenti, le quali, non trovando ostacolo sul proprio percorso (vegetazione, detriti, ecc), esonderebbero, riversandosi, come già successo nel 2006, sulle pubbliche vie, creando pericolo per l’incolumità pubblica, senza contare il fatto che, scendendo a valle, la furia delle stesse si abbatterebbe in località Pennello con conseguenti danni a cose e persone.

 

Le indagini hanno consentito, altresì, di accertare l’affidamento diretto dei lavori, per un importo di oltre 3 milioni di euro, alla medesima società "Vibo hospital service s.p.a", con sede in Rovigo, aggiudicataria dell’appalto principale di costruzione del nuovo ospedale, per un importo complessivo di circa 144 milioni di euro.

 

Le fiamme gialle e la Procura della Repubblica hanno, per tali ragioni, contestato ai soggetti responsabili le ipotesi di reato di disastro colposo ed abuso d’ ufficio. Quest’ultima ipotesi deriva dal fatto che la Regione ha palesemente distratto i fondi pubblici ministeriali destinati a pulire il fosso, utilizzandoli strumentalmente per la realizzazione del nuovo ospedale, andando, tuttavia, ad aggravare il rischio idrogeologico.

 

In particolare, sono stati destinatari di informazione di garanzia i seguenti soggetti:  

 

Domenico Maria Pallaria, 61 anni, direttore generale del Dipartimento Infrastrutture della Regione Calabria, in qualità di R.U.P.

 

Pasquale Gidaro, 53 anni, in qualità di responsabile della struttura tecnica per il supporto al R.U.P;

 

Alessando Andreacchi, 57 anni, in qualità di direttore dei lavori;

 

Pier Renzo Olivato, 56 anni Presidente del consiglio di amministrazione del consorzio di imprese Vibo Hospital s.p.a., concessionario dei lavori

 

Giacomo Procopio, in qualità di legale rappresentante dell’impresa esecutrice dei lavori “Costruzioni Procopio srl”;

 

Massimo Procopio, 59 anni, vice-presidente del consiglio di amministrazione della “Vibo hospital service s.p.a. e direttore tecnico dell’ impresa esecutrice dei lavori “Costruzioni Procopio s.r.l.;

 

 Luigi Giuseppe Zinno, 66 anni, in qualità di soggetto attuatore dell’ ufficio del commissario straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria

 

L’Autorità Giudiziaria, attraverso il vincolo del sequestro, ha lo scopo di evitare che la costruzione venga portata a termine, anche in considerazione dello stato avanzato dell’opera, allo scopo di evitare l’aggravarsi del rischio idraulico, anche in considerazione degli eventi atmosferici che stanno interessando la provincia di Vibo Valentia.

 

L’attività posta in essere ha consentito non solo di accertare lo sperpero di fondi pubblici nella sanità calabrese, già da anni in crisi, ma ha anche permesso di salvaguardare l’incolumità dei cittadini vibonesi, affinché non si ripetano i drammatici eventi degli anni passati.

 

La realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, nel cui cantiere oggi sono state sequestrate opere complementari, è attesa da circa venti anni. Risale al 2004 la posa della prima pietra in località “Cocari”. Un anno dopo l’operazione “Ricatto”, con la quale la locale Procura e i carabinieri misero in luce un vasto giro di malaffare intorno all'appalto.

 

Il consorzio pugliese che si era aggiudicato la gara d’appalto si è rivelato, infatti, come sancito da sentenze dei giudici amministrativi, una “scatola vuota”, priva di uomini e mezzi per realizzare il nuovo nosocomio, che agiva attraverso i subappalti a ditte locali. L’inchiesta penale, finita anni dopo con assoluzioni e prescrizioni, si concentrò sugli interessi politici illeciti intorno alla costruzione della struttura, localizzata su un sito a rischio idrogeologico.

 

Lo stesso sito rimasto immutato sino ad oggi, con conseguente previsione di nuovi fondi per portarlo in una situazione di sicurezza. Secondo la nuova inchiesta della Procura di Vibo, che ha portato oggi a nuovi sequestri e nuovi indagati, la Regione Calabria avrebbe palesemente distratto i fondi pubblici ministeriali destinati a mettere in sicurezza il sito, utilizzandoli strumentalmente per la realizzazione del nuovo ospedale, andando ad aggravare il rischio idrogeologico.

 

 

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