L'odissea di Elisabetta, il comune di Reggio le assegna una casa inagibile

La donna, sfrattata e indigente, però non può prendere possesso della cassa assegnatele perchè non sono stati ultimati i lavori. Il 23 gennaio dovrà liberare la casa fatiscente in cui abita con la figlia disabile e se il Comune non accelera i tempi, potrebbe finire senza un tetto

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di Angela  Panzera
18 dicembre 2018
15:44

Parole, tante, fatti pochi. E adesso la signora Elisabetta Manduca, indigente e sfrattata, per la serie di inadempienze del comune di Reggio Calabria davvero rischia di andare a dormire per strada insieme alla figlia disabile. Torniamo ad occuparci della storia della donna, residente nel quartiere “Saracinello” alla periferia sud della città, che dal 3 luglio scorso è stata sfrattata dall’abitazione, fatiscente e dalle precarie condizioni igieniche, per “morosità incolpevole”. Il giudice se da un lato ha riconosciuto i debiti accumulati con il padrone di casa, ha comunque decretato che la sua situazione economica è talmente critica che non può pagare l’affitto, ma nel contempo deve liberare l’immobile.

 

La signora Manduca è riuscita ad ottenere, dopo una lunga battaglia e la concessione di alcune proroghe dello sfratto che però, dopo il quinto accesso, diverrà definitivo il 23 gennaio. Da anni chiedeva l’assegnazione di un alloggio popolare e finalmente, dopo una lunga battaglia, l’undici settembre scorso Palazzo San Giorgio le ha assegnato una casa, confiscata alla criminalità organizzata e ubicata nel quartiere “Modena”. Peccato però, che non può trasferirsi perché "inabitabile" in quanto occorreva eseguire dei lavori, come attestato nel verbale di sopralluogo redatto dal settore lavori pubblici ed edilizia residenziale pubblica del Comune, che non sono stati completati.

 

L’alloggio si presenta in «discrete condizioni pur presentando problematiche». E queste problematiche, come riportato negli atti, riguardano, in una stanza evidenti segni di vecchie infiltrazioni di acqua, distacco delle piastrelle dalla cucina, infissi mal funzionanti, e inoltre, «non è stato possibile effettuare la prova di funzionamento degli impianti idrici ed elettrici a causa della mancata fornitura» ed in più, all’interno della casa ci sono  mobili dei precedenti proprietari e cumuli di macerie, che vanno eliminati e invece stanno lì da mesi. Tutti questi lavori devono essere a carico dell’ente, così come prevede la legge, e anche perché, la signora Manduca non ha nessuna possibilità economica. Il precedente dirigente  del settore, all’esito della redazione del verbale di consegna, aveva attestato l’impegno del Comune ad eseguire i lavori di manutenzione.

 

Ma fino ad oggi, nonostante le molte promesse, i lavori sono stati solo avviati, senza mai essere ultimati. L’alloggio rimane ancora  in condizioni di non abitabilità e la signora Manduca è disperata. «Ancora una volta-dice alla nostra testata- mi hanno preso in giro. Mi sento trattata come un burattino a cui hanno dato un “contentino” per farmi stare buona e poi invece, rischio di finire per strada perché a gennaio non ci sarà più la possibilità di rimanere in questa casa da cui comunque voglio andare via, sia perché non è giusto per il legittimo proprietario, ma soprattutto perché qua non si può più vivere». A ridosso del Natale, con le conseguenti vacanze, e le varie lungaggini burocratiche difficilmente entro il 23 gennaio Palazzo San Giorgio riuscirà a rendere abitabile l’immobile. «Il sindaco Falcomatà- continua la donna- deve mettersi una mano sulla coscienza- perché io non sto elemosinando, io sto chiedendo che il mio diritto venga rispettato così come dice la legge».

 

 

 

Ad affiancare la signora Manduca in questa delicata e complessa vicenda ci sono le associazioni che fanno parte dell’ “osservatorio sul disagio abitativo”, organismo creato proprio per permettere un dialogo efficace tra le Istituzioni e i cittadini. L’osservatorio denuncia e sottolinea come sia di prossima ultimazione, secondo anche quanto riferito dai dirigenti del settore, l’iter relativo al bando di gara di 350.000 euro per la manutenzione di tutti gli alloggi popolari insistenti sul comune di Reggio Calabria. «In questo specifico caso, ha dichiarato Giacomo Marino, presidente dell’associazione “Un mondo di mondi”, si tratta di piccoli interventi risolvibili con poco.

 

 

Si tratta solo di applicare buon senso e una somma economica, cui il Comune è obbligato a stanziare poiché non si possono consegnare immobili non a norma o inabitabili». La grave situazione in cui versano tantissimi cittadini reggini, che hanno chiesto un alloggio popolare avendo i requisiti disposti legge, è da mesi sottolineata dall’osservatorio. Ci sono infatti, numerose famiglie che hanno chiesto l’assegnazione, ma non hanno mai ricevuto risposta. Per non parlare poi, di quelli che hanno vinto il bando emanato da Palazzo San Giorgio, ma ancora non hanno un tetto sopra la testa perché la graduatoria è ferma all’ottavo assegnatario. La società incaricata di compiere le verifiche sul patrimonio edilizio, la “Hermes”, non ha ancora completato la mappatura e quindi tutto è fermo. Stasi anche per chi ha chiesto il cambio di alloggio. Un settore questo che fa “acqua da tutte le parti”, così come proprio la casa assegnata alla signora Manduca. «Noi continueremo a vigilare- ha dichiarato Rosalba Marotta, componente dell’osservatorio, in questa città non può più essere possibile che le cose siano fatte male e tanto per farle. Le persone devono essere rispettate, ai cittadini devono essere garantiti i loro diritti». 

 

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