Sete di giustizia

Omicidio Ceravolo, la famiglia si appella a Gratteri: «Crediamo in lui ma abbiamo bisogno di risposte»

L'avvocato Michele Gigliotti ha depositato un'istanza alla Dda di Catanzaro: «Chiediamo di conoscere lo stato delle indagini». Papà Martino: «Non vogliamo solo gli arresti, ma l’ergastolo per tutti i colpevoli»

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di Pietro Comito
16 febbraio 2022
19:00
Filippo Ceravolo e il padre Martino
Filippo Ceravolo e il padre Martino

«Abbiamo depositato un’istanza alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro attraverso la quale chiediamo informazioni sullo stato del procedimento sull’omicidio di Filippo. Chiediamo al procuratore Gratteri di riceverci e di dare ascolto, così come è avvenuto in passato, alla richiesta di giustizia di un papà che non si dà pace». L’avvocato Michele Gigliotti ha appena lasciato il vecchio Palazzo di giustizia di Catanzaro. Assiste Martino Ceravolo, il papà di Filippo, vittima innocente delle mafie a soli 19 anni, assassinato per errore da un commando che la sera del 25 ottobre del 2012 attentò alla vita di Domenico Tassone, presunto esponente del clan Emanuele (che ne uscì illeso), a cui la vittima, con l’auto in panne, chiese un passaggio per poter rientrare a casa.

«Dalla lettura delle cronache giudiziarie degli scorsi mesi – spiega l’avvocato Gigliotti – abbiamo appreso dall’avvio della collaborazione con la giustizia di alcuni presunti esponenti della criminalità organizzata delle Preserre vibonesi e, in particolare, di uno degli esponenti della fazione avversa al reale bersaglio dell’agguato nel quale, per una inaccettabile fatalità, perse la vita Filippo. La speranza della famiglia è che questo contributo dichiarativo sia utile anche ad aggiornare e soprattutto a corroborare il quadro investigativo che aveva consentito agli inquirenti, nell’ambito di un primo fascicolo poi archiviato, di definire lo scenario in cui maturò quell’efferato fatto di sangue, affinché si possa risalire e condurre ad un giusto processo i mandanti, gli esecutori materiali, i basisti e chiunque altro abbia offerto un contributo anche solo morale alla sua commissione. Ovviamente conosciamo le nostre prerogative, così come conosciamo l’impegno, la serietà e l’attenzione che su questa vicenda, così come su tutte le vicende che riguardano la criminalità organizzata, caratterizzano l’operato del procuratore Gratteri e dei magistrati che compongono il suo ufficio. Non potremo sapere nulla sul contenuto delle indagini, ma ad un padre che non trova pace e ad una famiglia che non smette di invocare giustizia, basterebbe sapere che il procedimento è riaperto e che l’impegno è massimale per punire i colpevoli».


Anche Martino Ceravolo, il papà, di Filippo, si rivolge al procuratore Gratteri: «Abbiamo fiducia nel suo lavoro, ma il tempo passa e chiediamo risposte». Nei mesi scorsi, partecipando ad un evento pubblico a Rosarno, papà Martino ricevette, pubblicamente, parole di conforto da parte del procuratore di Vibo Valentia Camillo Falvo. Fu il magistrato che diede un impulso determinante a quella che divenne poi la colossale maxioperazione Rinascita Scott e che, ritenendo insufficienti gli elementi per approdare ragionevolmente ad un giudizio di condanna, chiese l’archiviazione dell’indagine che coinvolgeva due presunti basisti dell’omicidio. «Le parole pronunciate dal procuratore Falvo furono molto importanti per noi, perché ci dimostrarono la serietà con la quale la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro si è approcciata sin da subito al caso. Noi non vogliamo solo degli arresti, noi chiediamo la condanna e il carcere a vita di tutti i colpevoli. I tempi, allora, senza collaboratori di giustizia sui quali contare, non erano maturi. Ci chiediamo, visto il tempo trascorso, se adesso lo sono. Spero che il procuratore Gratteri – chiosa Martino Ceravolo – possa riceverci. Abbiamo bisogno di sentire dalla sua voce che non hanno dimenticato il mio Filippo e che faranno tutto quello che è nelle loro possibilità per dargli giustizia».

Giornalista
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