Omicidio Chindamo, una Golf grigia faceva da “vedetta” la mattina della scomparsa di Maria

VIDEO | Le clamorose novità annunciate dall’avvocato Nicodemo Gentile. Un nuovo tassello si aggiunge al mosaico investigativo. Esattamente un anno fa l’arresto, poi annullato dal Riesame, di Salvatore Ascone, broker del narcotraffico legato ai Mancuso.

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di Pietro Comito
23 luglio 2020
08:30

Una golf grigia è la chiave per risolvere il mistero della scomparsa e della morte di Maria Chindamo. Sono notizie davvero importanti quelle che attraverso i social diffonde l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste la famiglia dell’imprenditrice di Laureana di Borrello inghiottita dalla lupara bianca il 6 maggio del 2016.

Quel giorno, come dimostrerebbero le telecamere del distributore Tamoil di Laureana, qualcuno seguiva Maria. Era a bordo di una Volkswagen Golf di colore grigio. Tettuccio apribile, cerchi in lega, un’ammaccatura sul parafango anteriore sinistro. Dai filmati non si distingue il numero di tarda. «Con ogni probabilità – spiega l’avvocato Gentile - avrebbe avuto il compito di intercettare, osservare e segnalare gli spostamenti di Maria nel percorso verso la sua tenuta».

La videosorveglianza del distributore di carburanti segnala quell’auto a partire dalle ore 6:43:44. «Registravano il passaggio della Golf - precisa il penalista - che con andatura costante e circolare, effettuava, fino alle 6:58:28, ben dieci transiti, a salire  e a scendere, intorno al predetto distributore. Il veicolo, sempre nello stesso orario, appena riconosceva la Dacia Duster di Maria, iniziava a seguirla a velocità sostenuta e da allora però non transitava più nei pressi della Tamoil».

Se quell’auto seguiva Maria, l’uomo che vi era a bordo sapeva che quella mattina sarebbe uscita di casa presto per raggiungere la sua tenuta di Limbadi, nella quale doveva incontrare un uomo della vicina Rosarno chiamato a consegnarle dei diserbanti. Ma Maria, poco prima che ciò avvenisse, scomparve. L’operaio Alexander Dimitrov, tra le 7:10 e le 7:15, vide la Dacia Duster col motore acceso, lo sportello aperto ed imbrattata di sangue. Maria non c’era, così avvisò il fratello dell’imprenditrice, Vincenzo, che chiamò i carabinieri.

Quel filmato - secondo l’avvocato Gentile – «rappresenta un elemento di fondamentale importanza per la comprensione degli eventi ed è per questo che, pur consapevoli delle oggettive difficoltà, non ci arrendiamo nella ricerca della verità, chiedendo l'aiuto a chiunque sia a conoscenza di elementi utili, perchè Maria e la sua famiglia meritano giustizia».

Maria scomparve in concomitanza all’anniversario del suicidio del marito Ferdinando Punturiero, che non sopportò la fine del loro matrimonio. Un fatto che segnò indissolubilmente i rapporti tra la donna, commercialista e imprenditrice, bellissima e di successo, e la famiglia del coniuge. I sospetti si concentrarono sin da subito nel contesto familiare, con una serie di perquisizioni e sequestri disposti dalla Procura di Vibo nella tenuta degli Arcieri, cognati di Maria. Un’attività investigativa senza esito.

Un primo concreto passo in avanti si registrò esattamente un anno fa, quando finì in arresto, Salvatore Ascone, broker del narcotraffico legato al clan Mancuso, proprietario della tenuta agricola che sorge dirimpetto a quella di Maria. Le sue telecamere potevano riprendere le fasi dell’aggressione e del sequestro, ma non erano attive. Secondo la tesi della Procura di Vibo Valentia e dei carabinieri del Ros centrale, quel giorno erano state disattivate di proposito.

Anzi, a corroborare questa tesi fu anche il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, figlio di uno dei boss del casato mafioso di Limbadi e Nicotera, il quale spiegò di essere stato inviato dallo stesso Ascone a smontare altre telecamere lungo la statale. D’altro canto, questo quadro non ha retto davanti al Tribunale del Riesame che ha disposto l’annullamento della custodia cautelare a carico di Ascone e il suo immediato ritorno in libertà. I motivi, malgrado così tanto tempo trascorso, non sono stati ancora depositati.

Le testimonianze acquisite dagli inquirenti, peraltro, collocano sul luogo del delitto un uomo con un cappellino bianco, la cui presenza è stata notata dall’operaio di Maria, Alexander Dimitrov, mentre un’altra testimone, di passaggio, ha notato un fuoristrada e, soprattutto, un’utilitaria nera operare nei pressi dell’auto della stessa Maria una strana inversione e poi sparire tra le campagne. A tutti questi elementi, oggi, si aggiunge quella inquietante Golf grigia.

La scena del delitto e nel riquadro Maria Chindamo
La scena del delitto e nel riquadro Maria Chindamo
La Golf parcheggiata
La Golf parcheggiata
La Golf in movimento
La Golf in movimento
Giornalista
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