Omicidio Fiorillo a Vibo-Pizzo, una condanna e un’assoluzione

Il fatto di sangue risale al 15 dicembre 2015. Indagini della Squadra Mobile di Vibo coordinate dal pm Concettina Iannazzo

di G. B.
3 marzo 2020
15:56

Una condanna ed un’assoluzione. Questa la sentenza in abbreviato del gup del Tribunale di Vibo Valentia, Tiziana Macrì, nel processo per l’omicidio di Francesco Fiorillo, commesso il 15 dicembre del 2015 a Longobardi, non distante dalla Stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo. Alla pena di 16 anni di reclusione (il pm Concettina Iannazzo aveva chiesto 18 anni) è stato condannato Arcangelo Michele D’Angelo, 30 anni, di Piscopio, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Marco Talarico. All’imputato sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche.

Assolto per non aver commesso il fatto, invece, Saverio Ramondino, 27 anni, di Vibo Valentia, assistito dall’avvocato Francesco Sabatino. Entrambi gli imputati erano stati arrestati il 6 febbraio dello scorso anno dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia.

Il rito abbreviato ha comportato per D’Angelo uno sconto di pena pari ad un terzo.  

Le indagini

L’indagine è stata condotta sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo, diretta da Giorgio Grasso e Cristian Maffongelli, e non si è fermata all’arresto di Antonio Zuliani, 27 anni, pure lui di Piscopio (già condannato a 14 anni) ed accusato di aver aperto il fuoco contro la vittima. Proprio la detenzione di Zuliani ha permesso agli inquirenti di arrivare agli altri due presunti complici nel delitto di cui uno è stato ora assolto (Ramondino).

Le parziali ammissioni di Zuliani in ordine al fatto di aver esploso colpi di pistola prima dell’omicidio, ma il tentativo di allontanare da sé stesso le responsabilità per il fatto di sangue addossandole a D’Angelo e Ramondino, aveva permesso agli investigatori di chiudere il cerchio sui presunti esecutori materiali dell’omicidio per il quale si cerca ancora l’esatta individuazione del movente.

Le indagini invece proseguono anche su altro filone. Non pochi sono infatti i contatti con altra inchiesta per prostituzione minorile nel Vibonese che ha già portato alla condanna, fra gli altri, dell’ex parroco di Zungri. La Squadra Mobile di Vibo ed il pm Concettina Iannazzo anche in questo caso non lasciano nulla al caso al fine di avere un quadro quanto mai definito in ordine a tutti gli elementi di responsabilità ed a tutti gli aspetti di una storia che aspetta ancora – almeno per quanto attiene il movente del fatto di sangue – di essere scritta nella totale interezza. 

Giornalista
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