Uccise il cugino a coltellate nelle Preserre vibonesi, pena dimezzata per Muller

Cade in secondo grado la premeditazione. Il giovane di Sorianello è accusato del delitto del cugino Bruno Lazzaro, ucciso per gelosia nel marzo 2018

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di G. B.
17 giugno 2020
16:59
Gaetano Muller e Bruno Lazzaro
Gaetano Muller e Bruno Lazzaro

Cade in secondo grado la premeditazione nel reato di omicidio e così la pena viene dimezzata. Questa la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro che ha riformato la sentenza di condanna nei confronti di Gaetano Muller, 21 anni, di Sorianello, che passa dai 30 anni di reclusione rimediati in primo grado con il giudizio abbreviato (che gli ha consentito uno sconto di pena pari ad un terzo) alla pena di 16 anni di carcere. La Procura generale di Catanzaro aveva chiesto per Muller la conferma della sentenza di primo grado emessa il 13 febbraio 2019 dl gup del Tribunale di Vibo, Giulio De Gregorio, per l’omicidio del 27enne Bruno Lazzaro, ucciso con una coltellata all’addome il 4 marzo 2018. 

La confessione del delitto


Gaetano Muller nel corso delle udienze di primo grado aveva confessato il delitto, confermando l’iniziale ipotesi accusatoria. Le indagini, svolte sul campo dai carabinieri della Stazione di Soriano Calabro, diretti dal maresciallo Barbaro Sciacca, e dai militari dell’Arma della Compagnia di Serra San Bruno guidati dal tenente Marco Di Caprio, avevano messo in evidenza che Bruno Lazzaro era nipote di Salvatore Inzillo (fratello della madre di Gaetano Muller), a sua volta ucciso nel giugno 2017 a Sorianello e ritenuto vicino al clan degli Emanuele. 

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La gelosia alla base dell'omicidio

Bruno Lazzaro era quindi cugino di Gaetano Muller (sorelle le madri) ed era anche cugino di Salvatore Lazzaro, il 23enne ucciso il 12 aprile 2013 a colpi di fucile mentre si trovava agli arresti domiciliari nella sua abitazione di località “Fago Savini” di Sorianello. Gaetano Muller era inoltre fidanzato con la figlia minorenne di un esponente di spicco del clan Emanuele, attualmente detenuto a seguito della condanna rimediata nel processo antimafia “Luce nei boschi”. Proprio la relazione intrapresa dalla stessa ragazza con Bruno Lazzaro avrebbe scatenato la furia omicida di Gaetano Muller contro il cugino, con lo stesso Muller che, dopo la coltellata, avrebbe chiamato i carabinieri affermando che Lazzaro si era ferito con un ferro. 

Una versione non riscontrata dai militari dell’Arma e che aveva portato la Procura di Vibo a chiedere ed ottenere dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Particolarmente utili alle indagini si erano poi rivelate le conversazioni estrapolate dal cellulare della vittima ritrovato sul luogo ove è stata soccorsa la vittima. Di fatto, grazie a queste conversazioni si era potuto appurare che, pochi minuti prima dell’agguato, Bruno Lazzaro era stato messo in guardia dalla ragazza, ex fidanzata di Muller, che temeva per la sua incolumità in quanto lo stesso era venuto a conoscenza della relazione fra i due. 

La Corte d’Assise d’Appello ha però accolto le argomentazioni degli avvocati Giuseppe Di Renzo e Vincenzo Galeota, difensori di Gaetano Muller. Le parti civili erano invece assistite dagli avvocati Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato.

Giornalista
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