La sete di vendetta dietro il delitto Rosso. Il macellaio di Simeri ucciso per 30mila euro

VIDEO-NOMI | Sarebbe stato l’odio maturato tra uno degli odierni arrestati e il padre del macellaio ucciso nel 2015 a scatenare la furia omicida. Nel settembre scorso erano finiti in manette gli esecutori materiali

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di Redazione
13 dicembre 2018
11:50
La macelleria di Francesco Rosso
La macelleria di Francesco Rosso

Luce sull’omicidio Francesco Rosso, il macellaio di 38 anni, avvenuto Simeri Crichi nel Catanzarese, il 14 aprile 2015. Alle prime luci dell’alba i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei presunti mandanti, Evangelista Russo, 70 anni e Francesco Mauro, 40 anni.
Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, con il sostituto Procuratore dott. Alessandro Prontera, coordinato dal Procuratore Aggiunto dott. Vincenzo Capomolla e dal Procuratore della Repubblica dott. Nicola Gratteri.


Le indagini hanno così ricostruito l’intero organigramma della rete di personaggi coinvolta nell’omicidio. Dopo l’operazione del settembre scorso, a carico dei soggetti ritenuti gli esecutori materiali, le serrate attività condotte hanno trovato pieno riscontro nel dichiarato di Danilo Monti, permettendo agli inquirenti di suffragare l’intera ipotesi investigativa.

Sarebbe stato l’odio maturato tra le due famiglie, per risalenti dissidi anche di origine patrimoniale, ad alimentare la sete di vendetta di Evangelista Russo. Dopo un’accesa lite avvenuta nel 1999 con il padre del defunto macellaio, Russo ha ordito a più riprese una ferma vendetta nei confronti del suo rivale, giungendo a desiderare di privarlo dell’affetto del figlio. È qui che si innesta il ruolo del Mauro, dipendente e factotum del Russo nella sua ditta di tornitura, che, a totale disposizione del proprio datore di lavoro, da esecuzione alla sua volontà, commissionando l’esecuzione dell’omicidio a Danilo Monti ed ai suoi correi, per un cifra pattuita di euro 30.000, fornendogli inoltre l’arma per l’esecuzione dell’efferato delitto.


Con l’esecuzione dell’odierna ordinanza, nell’ambito delle complesse attività di investigazione denominate “Quinto Comandamento”, si è così finalmente fatta luce su un omicidio che ha profondamente scosso l’intera comunità catanzarese.

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