Omicidio Musco, rinvio a giudizio per il nipote della vittima accusato del delitto

VIDEO | Nel processo doveva essere imputato anche Teodoro Mazzaferro, considerato dalla procura di Palmi l'esecutore materiale, ma l'anziano di Gioia Tauro è morto lo scorso anno

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di Redazione
1 marzo 2019
18:12
Una toga in tribunale
Una toga in tribunale

Il gup del Tribunale di Palmi ha rinviato a giudizio Berdji Domenico Musco, accusato dell’omicidio di suo zio, il barone Livio Musco, ucciso a Gioia Tauro il 23 marzo del 2013. Sono serviti quasi sei anni e diversi colpi di scena prima di arrivare a compiere il primo passo dal punto di vista processuale. Il 7 maggio prossimo, il 47enne comparirà davanti alla Corte d’assise di Palmi per l’inizio del procedimento.

 

Al suo fianco doveva esserci Teodoro Mazzaferro, ma l’anziano di Gioia Tauro è deceduto lo scorso anno. Per la procura di Palmi, diretta da Ottavio Sferlazza, Mazzaferro era l’esecutore materiale dell’omicidio. L’inchiesta era stata chiusa a quasi due anni dall’arresto dell’anziano, avvenuto nell’ottobre 2016. Mazzaferro però era stato rilasciato qualche mese dopo a seguito della pronuncia del Tdl, che aveva smontato pezzo per pezzo l’indagine della procura di Palmi. Per quanto riguarda Berdji Musco, invece, il gip aveva negato l’arresto e per questo motivo era rimasto indagato a piede libero.

 

Gli inquirenti, però, nonostante la pronuncia del Riesame sono andati avanti ribadendo la loro tesi. Per i magistrati di Palmi, infatti, Mazzaferro la sera dell’omicidio si trovava nei pressi dell’abitazione di Livio Musco, a incastrarlo il gps della sua auto. Indizi che, però, non avevano convinto il Tdl che aveva scarcerato il gioiese e bacchettato la procura per non avere approfondito la posizione del nipote del barone.

Gli investigatori avevano collocato Berdji Musco sulla scena del delitto in base alle tracce di polvere da sparo che i carabinieri del Ris avevano rinvenuto nelle orecchie e nelle narici del 47enne. Tracce che per gli inquirenti potevano essere spiegate solo con la presenza dell’imputato sulla scena del delitto al momento dello sparo.

 

E se per Mazzaferro la procura aveva rinvenuto il movente dell’omicidio in un debito di 20mila euro contratto dalla vittima e mai pagato, per quanto riguarda Bredji Musco non è stato mai chiarito del tutto. Secondo la tesi d’accusa, il 47enne avrebbe aperto la porta a Mazzaferro e sarebbe stato presente quando l’anziano uccideva suo zio.

 

Toccherà adesso al pubblico ministero Rocco Cosentino, titolare delle indagini, cercare di dimostrare la colpevolezza del nipote del barone nel corso del dibattimento davanti alla Corte d’assise di Palmi.

 

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