Omicidio Presta, i familiari della vittima si sono costituiti parte civile

VIDEO | Salvatore Presta è accusato di aver ucciso lo zio a Paterno Calabro. Giallo sull'ascia rinvenuta in mano alla vittima: sarebbe stata collocata dall'imputato sul luogo del crimine per simulare la legittima difesa

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di Salvatore Bruno
14 marzo 2020
16:14

Le attività dei palazzi di giustizia sono quasi azzerate ma alcune udienze, anche nel tribunale di Cosenza, continuano a svolgersi. Come nel caso del processo a carico di Salvatore Presta, il 35enne di Paterno Calabro accusato di aver ucciso lo zio Angelo l’8 aprile del 2019. Rappresentati dall’avvocato Gianfranco Tinto si sono costituiti parte civile i fratelli e le sorelle Mario, Carmine, Michele, Rita e Nellina. Il gup, davanti al quale si sta celebrando il processo con il rito abbreviato, ha rinviato al 9 luglio prossimo.

Reo confesso

L’imputato ha confessato l’omicidio ma la versione fornita agli inquirenti poche ore dopo il delitto, consumatosi in località Pugliano, presenterebbe diverse falle. Gli accertamenti svolti dai carabinieri avrebbero indotto il pm Domenico Frascino, titolare del fascicolo, a formulare l’accusa di omicidio premeditato.

«Volevo solo spaventarlo»

Salvatore Presta ha raccontato di voler solo spaventare lo zio e non ucciderlo. L’arma, una Beretta calibro 9x21, era detenuta dal 35enne per esercitarsi al tiro a segno. L’omicida ha dichiarato di averla dimenticata in auto e di averla estratta soltanto perché il congiunto lo stava minacciando brandendo un’accetta. E poi di aver esploso alcuni colpi in aria per difendersi ma di aver centrato, per sbaglio nella concitazione del momento, il fratello del padre.

Il giallo dell’ascia

Da successive investigazioni però, sarebbe emerso che lo zio non avesse con sé l’ascia. Dopo l’omicidio, secondo la ricostruzione effettuata dai militari, Salvatore Presta sarebbe andato in un negozio nelle vicinanze del terreno agricolo dove si era consumato il fatto di sangue, per comprarne una e collocarla poi nelle mani della vittima, così da alterare la scena del crimine. Una circostanza questa, verificata anche attraverso il recupero dello scontrino di acquisto.

Contrasti per motivi economici

Zio e nipote avevano sempre avuto ottimi rapporti. Angelo aveva cresciuto Salvatore come se fosse un figlio e lo aveva portato con sé nella Presta Legnami. Secondo gli inquirenti, il movente potrebbe essere ricondotto ad alcuni ammanchi di denaro nella contabilità della ditta.

Rito abbreviato

In virtù del quadro indiziario, Salvatore Presta è ancora chiuso nel carcere di Cosenza. Attraverso il suo legale, Rossana Cribari, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Il Gup Manuela Gallo ha fissato la prossima udienza al 9 luglio.

Giornalista
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