Omicidio Rosso, troppe domande senza risposta. La famiglia: «Francesco merita giustizia»

VIDEO | All'indomani dell'arresto dei presunti killer del macellario, ucciso nell'attività di famiglia nel 2015, i congiunti ringraziano magistratura e carabinieri. Tante, le zone d'ombra: «Vogliamo sapere ancora tanto altro»

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di Rossella  Galati
22 settembre 2018
15:28

«Fino a quando non si arriverà a conoscere anche il mandante e il movente, per noi rimane ancora una grande incognita». Mariella Arcuri, cugina di Francesco Rosso, commenta così la notizia, che lei stessa così come il resto della famiglia, ha appreso dalla stampa, dell'arresto degli esecutori materiali dell'omicidio del macellaio 35enne di Simeri Crichi consumatosi il 14 aprile 2015. E ancora oggi, all'interno di quella macelleria dove Francesco lavorava e dove fu ucciso a colpi di pistola, tutto parla di lui. A tre anni dall'efferato omicidio, e dopo una complessa indagine del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sellia Marina e del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri Catanzaro, gli esecutori materiali del delitto hanno un nome e un volto.

 


Danilo Monti, Gregorio Procopio, Antonio Procopio, Vincenzo Sculco. Sono loro i presunti killer nei cui confronti all'alba di ieri è stata eseguita una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa  su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro. «In questa indagine - ha precisato Il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla - si è lavorato in particolare sulla individuazione degli esecutori materiali del fatto di reato». Esecutori con i quali il giovane macellaio, dicono i familiari, non aveva alcun tipo di rapporto. «Noi non troviamo nessun tipo di collegamento tra Francesco e questi soggetti». Fondamentale nelle indagini è stata l'analisi di decine di riprese degli impianti di videosorveglianza e intercettazioni telefoniche. «Abbiamo ricostruito tutto in maniera precisa e puntuale anche attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona» ha aggiunto Alberico De Francesco capitano della Compania dei Carabinieri di Sellia Marina. 

 

Una svolta nelle indagini dunque ma resta ancora da chiarire il movente. E intanto la famiglia della giovane vittima continua a chiedere giustizia. «Siamo molto fiduciosi nel lavoro della magistratura. Siamo convinti che si arriverà a delle pene esemplari perché Francesco merita giustizia» è il commento dello zio, Francesco Arcuri. «Dopo tre anni ci sentiamo di ringraziare carabinieri e magistrati che hanno portato avanti minuziosamente questa indagine - conclude la cugina Mariella - abbiamo fiducia nel domani perché vogliamo sapere ancora tanto altro».

 

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