Migrante ucciso a fucilate a San Calogero, al via il processo

VIDEO | Alla sbarra Antonio Pontoriero accusato del delitto di Soumaila Sacko avvenuto lo scorso 2 giugno nell’area dell’ex Fornace

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di Luana  Costa
19 febbraio 2019
10:44

«Chiediamo che venga fatta piena luce così com’è sempre stato chiesto dalla moglie e dalla madre. Ciò che chiediamo è che nessun essere umano sia costretto a vivere tra le lamiere». E’ stato questo il commento a caldo del dirigente nazionale dell’Usb, Abubakar Soumaoro, al termine dell’udienza celebrata in Corte d’Assise a Catanzaro nell’ambito del processo che vede indagato Antonio Pontoriero, per l’omicidio di Soumaila Sacko, maliano freddato a colpi di fucile lo scorso giugno a San Calogero.

 

Proprio l’ex Fornace fu teatro della sparatoria che costò la vita a Soumaila Sacko, bracciante agricolo e attivista sindacale che lì si trovava in cerca di lamiere da trasportare nella baraccopoli di San Ferdinando dove viveva e dove appena pochi giorni fa vi è stato l’ennesimo rogo mortale. «Era una fornace sotto sequestro, non era certamente di proprietà di colui che ha sparato, il quale evidentemente riteneva di avere un rapporto di signoria rispetto a quel luogo» - ha spiegato Arturo Salerni, legale che nel processo rappresenta i familiari della vittima. «Probabilmente questa la ragione – ha continuato l’avvocato del foro romano - che lo ha indotto a sparare e uccidere».

 

«Stiamo ancora aspettando che sia fatta piena luce anche su tutti gli altri casi, legati al medesimo contesto in cui Soumaila Sacko era costretto a vivere assieme ai braccianti agricoli della filiera agrumicola e dove svolgeva la sua attività sindacale» - ha aggiunto Abubakar Soumaoro, riferendosi alla baraccopoli di San Ferdinando.

 

Nel processo che entrerà nel vivo il prossimo 9 aprile si sono costituiti parte civile i familiari di Soumaila Sacko, la madre, la moglie e la figlia minore, difesi dall’avvocato Arturo Salerni, il fratello e le tre sorelle difese dall’avvocato Mario Angelelli: «Noi abbiamo fiducia in un verdetto chiaro e di una pena giusta in relazione a quello che è stato compiuto – ha aggiunto l’avvocato Arturo Salerni - Un atto terribile che ha stroncato la vita ad un giovane padre. Abbiamo potuto conoscere personalmente in Mali la famiglia e abbiamo anche conosciuto la bimba rimasta orfana di padre».

 

Ammesso tra le parti civili anche il sindacato Usb, tra le cui fila militava anche il giovane maliano: «Per noi essere stati ammessi tra le parti civili – ha sottolineato Abubakar Soumaoro - è un dato molto importante e getta luce su chi era Soumaila Sacko: un lavoratore, un padre di famiglia che riteneva che la liberazione dalla gabbia dello sfruttamento potrà avvenire solo attraverso un processo collettivo. Motivo per cui si era impegnato assieme a tanti nel percorso di sindacalizzazione portato avanti dall’Usb nella Piana di Gioia Tauro e in giro per le campagne dell’Italia».

 

«Il processo si sta svolgendo con rito ordinario proprio perché confidiamo di poter dimostrare l’estraneità dell’imputato ai fatti contestati» -  ha aggiunto l’avvocato Francesco Muzzopappa difensore assieme a Salvatore Staiano dell’imputato Antonio Pontoriero.

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