Omicidio Ventura a Lamezia, condannato a 30 anni Domenico Antonio Cannizzaro

L’imputato è ritenuto il mandante dell’efferato delitto del fotografo avvenuto nel dicembre del 1996. Per Gennaro Pulice, che si è autoaccusato di essere l’autore materiale il processo si è concluso recentemente in primo grado con una condanna a dieci anni di reclusione.

16 maggio 2017
19:56

Trenta anni di reclusione: è questa la condanna emessa dalla Corte d’Assise di Catanzaro nei confronti di Domenico Antonio Cannizzaro, ritenuto il mandante dell’omicidio di Gennaro Ventura, il fotografo di Lamezia ucciso il 16 dicembre del 1996. Nei giorni scorsi era stato condannato con il rito abbreviato a 10 anni Gennaro Pulice, collaboratore di giustizia, che ha rivelato di essere stato lui il killer.

 


Ucciso per aver svolto il suo lavoro. Questo il destino del fotografo di Lamezia Terme Gennaro Ventura che pagò con la vita per aver contribuito a far arrestare, durante la sua attività di carabiniere a Tivoli, Raffaele Rao, ritenuto uno dei responsabili di una rapina ai danni di un consulente tecnico che custodiva un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti nella propria abitazione, droga sottratta da due persone che Ventura, per caso aveva visto scendere dall’abitazione del perito.



Secondo la ricostruzione degli inquirenti fu il collaboratore di giustizia a dare un appuntamento a Ventura con il pretesto di fare un servizio fotografico presso un terreno. Ma nessun servizio fotografico era previsto, nessun lavoro, Pulice sparò a Ventura e nascose il cadavere in una botola per la fermentazione del mosto.



Solo nel 2008 furono scoperti i resti accanto ai quali furono trovati anche l’anello nuziale, una catenina e le sue macchine fotografiche. Gli esami del Dna confermarono poi l’identità della vittima.

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