Rifiuti tossici nel fiume, il testimone: «I vigili di Bisignano si rifiutarono di controllare»

La vicenda raccontata agli inquirenti da Vincenzo Malomo, amministratore all'epoca dei fatti della Emid, che aveva in gestione il depuratore comunale. A sversare i veleni nel corso d'acqua era una condotta segreta che veniva attivata quando l'impianto era in sovraccarico. Il sindaco voleva indagare ma la polizia municipale si oppose

di Salvatore Bruno
14 febbraio 2020
19:00
Ponte sul fiume Mucone, in provincia di Cosenza
Ponte sul fiume Mucone, in provincia di Cosenza

I militari avevano intuito l'impiego da parte della Consuleco, di un bypass per smaltire direttamente nel fiume Mucone ( in provincia di Cosenza) i reflui industriali che l’azienda avrebbe dovuto depurare nel proprio stabilimento. Le analisi effettuate a monte ed a valle dell'impianto non lasciavano dubbi. Ma soltanto lo scorso 31 gennaio i carabinieri del Nipaaf sono riusciti ad individuare il sofisticato meccanismo, cogliendo i responsabili in flagranza di reato. Sono dettagli che emergono nell'ambito dell'operazione Arsenico, scattata all'alba a Bisignano. 

 

I rifiuti provenienti dai siti industriali del Sud

Titolare di tutte le relative autorizzazioni, la Consuleco aveva facoltà di smaltire nel proprio impianto, reflui chimici e pericolosi, provenienti da numerosi stabilimenti industriali del Sud Italia, tra i quali l'Ilva di Taranto. Tale smaltimento era effettuato sulla base di regolari accordi contrattuali, per un fatturato annuo di svariati milioni di euro. Del resto, se effettivamente compiuto a norma di legge, il processo di depurazione comporta anche l'investimento di cospicue somme di denaro.

I rifiuti liquidi da smaltire, giungevano nell'impianto prevalentemente in autocisterne. Una volta depurati, il processo ne prevedeva il conferimento in uno dei tre impianti comunali di trattamento dei liquami, sulla base di una convenzione sottoscritta nel duemila da Consuleco, con l'amministrazione. Quindi, mescolati alle acque della rete fognaria comunale opportunamente depurate, finivano nel fiume Mucone.

 

La gestione diretta della Consuleco

La Consuleco tra il 2000 ed il 2009, è stata anche titolare della gestione dell'impianto comunale, lo stesso utilizzato per sversare i propri residui. Al termine del periodo contrattuale, il municipio espletò una gara per l'affidamento del servizio di depurazione, all'esito della quale risultò vincente la Smeco Lazio srl. Tale società, però, rinunciò all’appalto, per cui in via d'urgenza, il Comune di Bisignano affidò il servizio alla Emid srl. Nel febbraio del 2018, la gestione è tornata alla Consuleco. Contestualmente è iniziata l'indagine della Procura.

 

Il sospetto degli anni precedenti

Già quando la gestione del depuratore comunale era in capo alla Emid, c'erano sospetti sulla regolarità delle attività di smaltimento effettuate da Consuleco. A raccontarlo agli inquirenti nel corso delle indagini, è il legale rappresentante della Emid, Vincenzo Malomo. «Il flusso scaricato dalla Consuleco nel depuratore comunale - spiega - era minimale rispetto alle potenzialità di trattamento dell'impianto industriale, anche considerata la presenza di numerosi silos di stoccaggio e di autocisterne che afferivano allo stabilimento quotidianamente». In altre parole, Malomo, persona esperta nell'ambito del trattamento dei liquami, nota come, a fronte di un’alta concentrazione di reflui da smaltire vi sia poi uno scarico tutto sommato modesto di reflui depurati nell’impianto comunale.

 

Il sopralluogo del Comune di Bisignano

Sempre Malomo riferisce poi di un sopralluogo effettuato nell'impianto della Consuleco dall'allora sindaco facente funzioni di Bisignano Damiano Grispo, in carica tra l'autunno del 2016 e la primavera del 2017. Sollecitato da alcune segnalazioni di cittadini della zona, ed accompagnato da due professionisti dell'ufficio tecnico e due vigili urbani, si era messo in testa di individuare una eventuale condotta occulta, ipotizzando che la Consuleco sversasse i reflui industriali direttamente nel Mucone. Quando venne proposto di effettuare una serie di verifiche attraverso l'introduzione di un liquido tracciante onde, per osservarne a valle il punto di scarico, i vigili urbani, secondo quanto dichiarato da Malomo, opposero una ferma resistenza.

 

La condotta nascosta per sversare nel fiume 

La condotta occulta invece, probabilmente era già lì. Scoprirla non è stato semplice. Ma nel sopralluogo notturno effettuato il 31 gennaio scorso, i militari hanno colto i malfattori con le mani nel sacco. Al loro arrivo dopo la mezzanotte nei soliti punti di campionamento, si sono imbattuti in un forte odore di agenti chimici. Le esalazioni erano tali da causare prurito e bruciore alla gola e agli occhi ed evidentemente provenienti dallo scarico del depuratore comunale.

 

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Dopo aver fatto irruzione all’interno di Consulteco, i carabinieri hanno finalmente accertato che, per sversare i reflui tossici senza passare dai depuratori, era stato recuperato un tubo di ferro precedentemente usato come scolmatore generale. In pratica tale condotta, a servizio dell’impianto comunale, faceva defluire i liquami della rete fognaria direttamente nel fiume, quando il depuratore era troppo carico, finché ne fu disposta la chiusura proprio perché inquinante. Nascosto sotto una colata di calcestruzzo, al tubo era stato applicato un innesto a sua volta collegato con le cisterne da cui i rifiuti speciali venivano così pompati all’esterno, al riparo da sguardi indiscreti.

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