Spaccio di droga nel Cosentino, smantellata piazza nell'operazione Brother

VIDEO | Eseguite dai carabinieri della compagnia di Rogliano cinque misure cautelari emesse dal Gip del tribunale del capoluogo bruzio 

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di Salvatore Bruno
25 maggio 2020
07:54

Dalle prime luci dell’alba i carabinieri della Compagnia di Rogliano, guidati dal tenente Mattia Bologna, supportati da personale del 14mo Battaglione Calabria e da una unità cinofila dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Vibo Valentia, stanno eseguendo cinque misure cautelari, emesse dal Gip del tribunale di Cosenza nei confronti di altrettante persone accusate dei reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti aggravata e continuata e di favoreggiamento personale.

Operazione Brother

Due persone sono finite agli arresti domiciliari e altre tre sono state sottoposte all’obbligo di dimora nei Comuni di Malito e San Mango d’Aquino.

È il bilancio dell'operazione "Brother", condotta dai Carabinieri della Compagnia di Rogliano.

L’indagine è scaturita da un controllo effettuato, sul finire del mese di novembre 2018, nei confronti di 4 uomini, tutti residenti tra Malito e Grimaldi, che, alla vista di una pattuglia, hanno cercato di liberarsi di un involucro gettandolo dal finestrino dell’auto a bordo della quale viaggiavano. L’involucro era stato però recuperato: conteneva alcune dosi di cocaina.

 

 

I militari hanno poi scoperto che il centro storico di Malito era stato trasformato in una vera e propria piazza di spaccio. Il market dello stupefacente era continuamente attivo: hashish e marijuana erano sempre disponibili per i clienti, prevalentemente del posto o dei centri vicini, a qualsiasi ora del giorno. Se però l’avventore riusciva a far conoscere in anticipo ai pusher le proprie “necessità”, procurare anche cocaina non sarebbe stato un problema. Ampi erano anche i margini di guadagno per gli spacciatori: dai 5 euro per una "storia" di marijuana oppure una "birra" di hashish, sufficienti a soddisfare la singola consumazione individuale, ai 500 per un "pallone" da quasi 200 gr. di marijuana, da poter condividere con più persone per un periodo di tempo più lungo; a richiesta erano inoltre disponibili vari quantitativi di cocaina per tutte le tasche, dai 60 euro per una "pietruzza" ai 1.000 euro per una "pezzata".

Tutti termini, quelli elencati, che ormai rientrano nel bagaglio lessicale comune ad ogni pusher. Concordato l’appuntamento con un messaggio, ecco avvenire lo scambio per strada, tra una stretta di mano e l’altra oppure nel corso di un breve saluto tra conducenti di autovetture, confusi fra i passanti, gli automobilisti e la normalità del vivere quotidiano. La cadenza degli scambi, prevalentemente serali, era pressoché oraria.

 

L’attività investigativa è stata condotta sia tramite l’intercettazione di numerose utenze telefoniche che mediante la strategica collocazione di diverse telecamere nel centro urbano di Malito. Identificati 24 assuntori e documentati 63 episodi di cessione di sostanze stupefacenti. Oltre 200 invece quelli complessivamente ricostruiti a seguito dei contatti intercorsi tra venditori ed acquirenti in oltre un semestre di indagini. 

 

Gli spacciatori trovavano una soluzione per qualsiasi esigenza: se l’avventore non poteva muoversi da casa per qualunque ragione o non era nelle condizioni di transitare per il centro storico di Malito, lo stupefacente gli veniva consegnato a domicilio oppure veniva fissato un appuntamento presso la vicina area di servizio usualmente denominata Savuto, lungo la SS 616.

 

La gran parte degli avventori identificati, vista l’imponente mole di materiale probatorio raccolto dai militari e per non rischiare di essere denunciati alla Procura della Repubblica di Cosenza per il reato di favoreggiamento personale, ha ammesso il proprio stato di dipendenza, riconosciuto gli spacciatori e fornito dichiarazioni utili per documentarne le responsabilità in modo ineluttabile. Individuato anche il canale di approvvigionamento della droga, riconducibile ad un fornitore cosentino. Le sue responsabilità sono state documentate con riscontri oggettivi che hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza di chiedere ed ottenere misure cautelari personali anche nei suoi confronti.

 

Diversi poi i metodi escogitati dai pusher per trasportare lo stupefacente nella Valle del Savuto senza cadere nelle maglie dei controlli dei Carabinieri della locale Compagnia. Gli indagati erano infatti soliti organizzare meticolosamente l’approvvigionamento delle sostanze illecite, viaggiando a bordo di due distinte autovetture per minimizzare i rischi connessi: la prima, con a bordo un unico soggetto, svolgeva la funzione di vedetta, lanciando l’allarme ai complici in caso di avvistamento delle pattuglie dell’Arma. A seguire c'era la seconda automobile, con a bordo il resto della banda e lo stupefacente, pronta a cambiare in modo repentino il percorso in caso di necessità. I militari hanno anche documentato il ruolo di una delle compagne dei pusher, anch’essa destinataria di misura cautelare, sempre al seguito del proprio fidanzato per consentirgli di fornire un’immagine di apparente normalità agli occhi degli sconosciuti, offrendo anche un nascondiglio tra i propri indumenti intimi per occultare lo stupefacente in caso di eventuale necessità.

I componenti della banda erano soliti appellarsi l’un l’altro con il termine "brother", ovvero fratello in lingua inglese, da cui il nome dell’operazione. Contestualmente alle misure cautelari personali, i Carabinieri hanno eseguito anche 5 decreti di perquisizione domiciliare, emessi nei confronti di altri soggetti anch’essi indagati in stato di libertà per “detenzione e cessione di sostanze stupefacenti in concorso”.

Giornalista
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