Arresti Cosenza, minacce e bottiglie incendiarie per imporre il pizzo nei cantieri

La nuova consorteria criminale faceva pesare la caratura del capo cosca Giafranco Sganga erede nel capoluogo bruzio dei traffici illeciti nel rione di San Vito

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di Redazione
25 giugno 2020
20:18
Cosenza: una veduta aerea del comando provinciale dei carabinieri
Cosenza: una veduta aerea del comando provinciale dei carabinieri

Quando andavano a chiedere il pizzo si presentavano come gli amici di Gianfranco di San Vito. Quel Gianfranco Sganga già condannato in passato per reati associativi finalizzati all'estorsione, pronto a raccogliere a Cosenza, l'eredità della cosca Lanzino-Cicero, nel rione già feudo di Mario Pranno.

Una nuova guida autorevole

Uscito dal carcere nel 2016, Gianfranco Sganga non ci ha messo molto a riorganizzare i vecchi amici, costituendo con loro un sodalizio criminale autonomo dedito alle estorsioni. Dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, emerge lo spessore del personaggio, in grado di sottomettere i piccoli gruppi ancora operativi nelle attività di spaccio e di taglieggiamento ai commercianti, rimasti però privi di una guida autorevole dopo le condanne degli elementi di spicco della precedente consorteria egemone.

La carica intimidatoria

L'intimidazione, l'assoggettamento, l'omertà sono le caratteristiche su cui si fonda il nuovo vincolo associativo nel quale il ruolo apicale di Sganga emerge nitidamente negli episodi contestati dalla Procura Distrettuale, sulla cui base il gip ha ordinato nei suoi confronti, la misura cautelare della detenzione in carcere.

Struttura piramidale

Sganga è a capo di una struttura verticistica e piramidale, di cui egli stesso è promotore. Per condurre le proprie attività criminali si avvale in particolare di Emanuele Apuzzo, Francesco Grupillo, Carmine Lio, Pietro Mazzei e Ottavio Mignolo, uomini di sua fiducia, tutti finiti in manette. I rispettivi ruoli esercitati nell'organizzazione, emergono chiaramente dai tentativi di estorsione, documentati dalle forze dell'ordine, e perpetrati tra il 2017 ed il 2018 ai danni di alcune imprese appaltatrici di opere pubbliche.

Nel nome di San Francesco

Un primo episodio è relativo alle intimidazioni condotte ai danni dell'impresa impegnata nel restauro del Convento di San Francesco di Paola, a Spezzano della Sila. Siamo nel giugno del 2017 e nel cantiere è stata appena rinvenuta una bottiglia incendiaria. Emanuele Apuzzo chiede un appuntamento con un responsabile della ditta ma all'incontro, a seguito della querela presentata per tentata estorsione, si presenta un ufficiale di polizia giudiziaria, sotto mentite spoglie. L'agente veste i panni del titolare ed oppone un netto rifiuto. In seguito lo stesso Apuzzo tenterà di intimidire gli operai senza riuscire a portare a termine il suo intento estorsivo.

I lavori del pronto soccorso

Nelle carte dell'inchiesta emerge anche la pretesa del venti per cento dell'importo di un affidamento ottenuto da un'azienda incaricata di procedere ai lavori di ampliamento del pronto soccorso dell'Annunziata. Apuzzo e Mazzei si erano presentati nel cantiere intimando al referente della ditta di mettersi in regola attraverso il versamento di un acconto da 7.500 euro cui sarebbe dovuto seguire il pagamento di altre rate «per finire i lavori in tranquillità». I fatti si sono svolti nel febbraio del 2017 e vennero denunciati all'autorità giudiziaria.

L'estorsione al campus di Arcavacata

Una terza tentata estorsione documentata dalle forze dell'ordine riguarda un'impresa incaricata dell'ammodernamento del sistema di illuminazione all'interno del campus universitario di Arcavacata. Il reato viene contestato a Gianfranco Sganga ed ai suoi sodali Apuzzo, Grupillo e Lio. La consorteria criminale si era presentata come la gente di San Vito e pretendeva un anticipo di settemila euro ed un pagamento di tre tranche da tremila euro ciascuna, a Natale, Pasqua e Ferragosto.

Gratteri: «Bisogna denunciare»

«È giunto il momento che gli imprenditori si rendano conto che possono e devono denunciare - ha detto il Procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa organizzata per offrire maggiori dettagli dell'operazione Overture - Estorsioni, danneggiamenti e armi da guerra non hanno fermato le denunce degli imprenditori vittime delle estorsioni da parte degli sgherri della consorteria. Siamo qui per conto di Gianfranco di San Vito, era la parola d'ordine, e Gianfranco altri non è che Gianfranco Sganga, uscito dal carcere nel 2016 dopo una condanna per associazione mafiosa e rimessosi in fretta a capo della cosca».

 

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