’Ndrangheta

Operazione Planning, il pentito: «Cozza intestatario fittizio di Nato Martino e del boss De Stefano»

Secondo il collaboratore di giustizia De Rosa l'ex calciatore della Reggina avrebbe pertecipato come socio a un'operazione immobiliare a Reggio Calabria in cui il socio occulto sarebbe stato l'esponente della 'ndrangheta

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di Elisa Barresi
26 luglio 2022
16:12

A finire tra gli indagati dell'operazione Planning, condotta questa mattina dalla Dia e dalla guardia di finanza di Reggio Calabria, c'è anche l'ex calciatore della Reggina Francesco Cozza, di 48 anni, attualmente allenatore del San Luca in Serie D. Ciccio, così come i reggini lo conoscono dai gloriosi tempi degli amaranto in serie A, è un campione proveniente dal vivaio della squadra di Reggio Calabria, che ha giocato per alcune importanti squadre in Italia.

È stato centrocampista del Milan, della Reggina, del Genoa e del Siena. Balzato agli onori della cronaca rosa anche per la turbolenta relazione con la showgirl Manila Nazzaro, oggi Cozza deve fare i conti con un’accusa pesante. La Dda di Reggio Calabria, infatti, ipotizza a suo carico il reato di associazione per delinquere, aggravata dal favoreggiamento alla criminalità organizzata.


L’ex capitano della reggina, come emerge dalle carte, è indagato insieme a Fortunato Martino. Quest'ultimo risulterebbe avere un ruolo centrale nelle indagini. Martino è accusato di «associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di delitti, di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, auto-riciclaggio, reimpiego che era finalizzata a garantire a Giampiero Gangemi, Fortunato Martino, Domenico Giovanni Suraci, Vincenzo Lo Giudice e Marcello Brunozzi di governare e gestire i rapporti giuridici, quelli economici ed i flussi finanziari, conseguenti ai rapporti avviati ed a quelli da sviluppare in futuro dalla Business Group S.p.a. e dal gruppo imprese da questa gemmate o a questa collegate, in relazione all’avvio di una pluralità di centri commercial in Abruzzo, eludendo l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali ed avviando attività di riciclaggio e reimpiego dei proventi conseguiti in Reggio Calabria ed altri luoghi de! territorio nazionale, in sinergia con la ‘Ndrangheta».

Ma i ruoli in questa vicenda erano ben definiti e Cozza avrebbe una posizione marginale poiché, come si legge dall’ordinanza, Fortunato Martino, Vincenzo Lo Giudice e Domenico Giovanni Suraci, sono accusati di essere «promotori ed organizzatori dell'associazione». Questi avrebbero avviato e gestito «sul territorio pescarese due supermercati a marchio Eurospar, riferibili alla Business Group S.p.a. che li gestiva tramite la partecipata Business Food S.r.l, intestate fittiziamente a terzi, nelle quali impiegavano le risorse finanziarie di provenienza delittuose, fatte confluire da Giampiero Gangemi prima e dallo stesso Fortunato Martino, poi»

«Gangemi Giampiero - affermano gliinquirenti - quale partecipe, attratto dall’iniziativa imprenditoriale abruzzese avviata dai sodali di origine reggina utilizzava le risorse finanziarie provenienti dai reati descritti, per finanziare attraverso la FTServiceS.r.l. e la ITTrade S.r.l -l'avviamento dei centri commerciali controllati dalla Business Group S.p.a. tramite la partecipata Business Food S.r.l, recedendo, poi, dal patto di solidarietà economica».

Mentre nel sodalizio Francesco Cozza, Tiziana Spina e Di Giambattista Roberto sarebbero «partecipi dell’associazione, intestatari fittizi di partecipazioni sociali e ruoli amministrativi, funzionali a garantire a Giampiero Gangemi, Fortunato Martino, Domenico Giovanni Suraci, Vincenzo Lo Giudice e Marcello Brunozzi di eludere l’applicazione delle misure di prevenzione e di gestire i flussi finanziari conseguenti all’investimento finanziario. Con l’aggravante di avere agito al concorrente fine di agevolare l’infiltrazione degli interessi economici della ‘Ndrangheta, nei flussi finanziari connessi alle attività imprenditoriali, gestiti dall'associazione, garantendo così ad imprenditori espressione della stessa o contigui a questa di diversificare gli investimenti riciclatori in territori distanti dalla Calabria, nel tentativo di destare meno sospetti».

A fare emergere il presunto coinvolgimento di Cozza è il collaboratore di giustizia Enrico De Rosa che incalzato dal pubblico ministero Papalia spiega come sarebbero stati gestiti gli affari da Fortunato Martino: «Noi lo chiamavamo Nato. L'ho conosciuto ho già reso dichiarazioni in merito, allora l'ho conosciuto in più frangenti nel senso in più situazioni ci siamo trovati con Fortunato ed era ...intanto lui è della zona di Saracineilo,quindi la zona di Saracineilo dove ci sono Ficara, Latella dico come cosche ed aveva un grosso. Ed era una zona dove praticamente lui aveva all'epoca quando io ero a Reggio Calabria, aveva un grosso punto di rivendita di materiale edile, arredo bagno, mattoni, piastrelle di tutto proprio e poi faceva anche delle operazioni commerciali se non sbaglio anche nella reggina calcio adesso non ricordo, tant'è vero che aveva come socio persone ex giocatori, insomma non era tipo una roba... Francesco Cozza, Ciccio Cozza era...che comunque sia era un ex giocatore della reggina se non sbaglio aveva giocato anche in serie A. Avevano fatto anche degli investimenti economici in alcuni fabbricati dove c'erano coinvolte anche le famiglie De Stefano dove ho già reso».

Nelle carte viene chiarito come sulla vicenda, il collaboratore di giustizia de Rosa ha riferito «durante l’interrogatorio del 28 ottobre 2019, che negli anni 2010-2011-2012 Fortunato Martino, in società con Francesco Cozza e una terza persona di cui non rammentava il nome (Co.Ma.Ga) - con la compartecipazione e nell’interesse anche di Giovanni De Stefano che interveniva nell’operazione come socio occulto - ha realizzato un’operazione immobiliare che ha portato alla costruzione e alla vendita di un complesso residenziale nel quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria. Nello specifico il De Rosa ha riferito di aver ricevuto dal Martino l’incarico di fare da intermediario nella vendita di detti immobili, con l’indicazione che le prime unità a dover essere vendute erano i due appartamenti di pertinenza del citato De Stefano, al quale doveva essere consegnato il ricavato della vendita (cfr. sul punto Pm: Chi leggerà.... Non è che sembra che sta schermando, rischia di non capire com'è la dinamica reale, ora lei dice che c'era anche Giovanni De Stefano che era un socio ufficiale? De Rosa: No, era un socio occulto tant'è vero che... PM: Chi è Giovanni De Stefano? De Rosa: Giovanni De Stefano era all'epoca il boss l'esponente di riferimento della cosca De Stefano)».

Dalle parole del collaboratore di giustizia, inoltre, verrebbe evidenziato il ruolo marginale dell’ex campione amaranto in quanto, parlando di Martino, riferisce che: «Lui ha gestito il cantiere faceva quello che voleva, la società era con Cozza però era tutto Fortunato, lui era amministratore dottore, tutte le rimanenze che aveva in negozio che cosa faceva li portava là...lui comprava dalla Martino, Co.Ma.Ga comprava dalla Martino quindi lui aveva modo di gestire quello che voleva».

Giornalista
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