Operazione Rinascita-Scott, è scontro tra Procura e Camere penali

L'osservatorio prende posizione sulla maxi-inchiesta e sulle dichiarazioni del capo della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri che aveva accusato le testate nazionali di aver oscurato la notizia

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di L. C.
26 dicembre 2019
14:31
Il procuratore Gratteri
Il procuratore Gratteri

«Nel corso di una roboante quanto preannunciata conferenza stampa tenutasi dopo il maxi blitz di Vibo Valentia, il dottor Nicola Gratteri ha affermato che l’indagine era nata il giorno del suo insediamento e che per lui “era importante realizzare un sogno, fare la rivoluzione, smontare la Calabria come un treno dei Lego e rimontarla piano piano». Così in una nota l'osservatorio sull'informazione giudiziaria dell’Unione delle Camere penali interviene sulla maxi inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e denominata Rinascita-Scott.


«Queste frasi non ci stupiscono anche perché da tempo, con tutto il rispetto, ci sembrava che il dottor Gratteri avesse una visione un pò più articolata del proprio ruolo di inquirente. E sul punto si è già efficacemente espresso un magistrato, Ignazio Petrone, dicendo che esse disvelano una concezione del diritto e della giustizia da stato etico, da partito unico, da processo staliniano.

Il tema che ci interessa riguarda invece il fatto che queste inquietanti affermazioni sembrano aver fatto poca presa sugli organi di stampa, tanto che il pm antimafia, tra l’offeso e l’adirato, tweetta e rende interviste esprimendosi in questo modo: “la mia maxi operazione scompare dalle prime pagine dei grandi giornali… è stata boicottata, un grave errore, bisognerebbe chieder conto ai direttori delle testate più importanti di questo buco”. Siamo al parossismo del processo mediatico».


«Non solo si divulgano notizie sulle indagini come se le ipotesi investigative fossero sentenze passate in giudicato, ma si pretende che i giornali ne parlino in prima pagina. E perché l’avvertimento non cada nel vuoto, il dottor Gratteri cita anche le testate incriminate (la Repubblica e La stampa), quella a rischio di incriminazione (Il Corriere della Sera che si “limita” ad un solo box) ed infine il giornale amico (Il fatto quotidiano, ca va sans dire) quasi fosse l’unico scolaro diligente di una classe di alunni ingrati e disubbidienti.

 

Forse sono alunni soltanto prudenti che, dopo aver consultato Wikipedia, si sono ricordati del tempo in cui la Corte di Appello confermò le condanne per solo 8 imputati dei 125 soggetti arrestati nell’ operazione Marine con la quale il super pm diceva di aver sgominato la mafia a Platì. Oppure dell’esito del processo denominato “Circolo formato” dove tutta la classe politica di Gioiosa Marina  fu ammanettata, la città fu commissariata, e poi al processo furono tutti assolti. O ancora, dell’operazione “Metropolis”, quella con la quale Gratteri aveva affermato di avere affossato le ‘ndrine della Locride, che si concluse con sole 3 condanne su decine di arrestati».

 

«Visti i precedenti, può darsi che, per una volta, dietro questo riserbo da seconda pagina ci sia, una volta tanto, professionalità, esigenza di controllo delle notizie e maggior attenzione a sdoganare senza filtri ipotesi accusatorie che potrebbero non reggere il vaglio di un giudizio. Insomma, tutto quello che noi penalisti in questo preciso momento storico auspichiamo, al fine di limitare le distorsioni del processo mediatico, a vantaggio della giustizia con la G maiuscola, quella vera, che deve essere raggiunta nella piena osservanza delle regole del contraddittorio, in un’aula di Tribunale. Per il resto, speriamo che Babbo Natale porti a Gratteri una scatola di Lego con le istruzioni di montaggio in tutte le lingue e qualche bel libro, tipo “Lettere dal carcere di Enzo Tortora».

 

l.c.

Giornalista
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