Peculato e truffa, sospensione e sequestro beni per dirigente medico di Reggio

Oltre a violare in diversi casi il rapporto di esclusività instaurato con l'ospedale, trattenendo per sé somme invece destinate all'Azienda ospedaliera, avrebbe anche attestato falsamente la sua presenza in servizio

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di Redazione
20 giugno 2019
08:35
L’ospedale di Reggio Calabria
L’ospedale di Reggio Calabria

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto la sospensione dalle funzioni e dall’esercizio del Pubblico Ufficio per un medico, Francesca Stiriti, dirigente in servizio presso il Reparto di Ginecologia ed Ostetricia del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli”, con il contestuale sequestro di oltre 165mila euro quale profitto dei reati di peculato, abusi di ufficio e truffa aggravata in danno dello Stato, commessi in violazione del regime di “Intramoenia allargata”. Il provvedimento è stato notificato dalla Guardia di Finanza a conclusione delle indagini coordinate dal Procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e dal procuratore aggiunto, Gerardo Dominijanni, e dirette dal sostituto procuratore, Sara Amerio.

Le indagini

Le indagini dei finanzieri, attraverso una capillare ricostruzione delle diverse centinaia di visite effettuate negli anni da parte della professionista, hanno verificato le condotte compiute dal medico che, oltre a violare in diversi casi il rapporto di esclusività instaurato con l’Ente ospedaliero, trattenendo per sé somme invece destinate alla medesima Azienda ospedaliera, è risultata, in numerosi casi, aver anche attestato falsamente la sua presenza in servizio, mediante la timbratura del “Badge”, nel mentre risultava impegnata nell’esercizio di attività privata.

L'inchiesta Malasanitas e l'archiviazione 

La dottoressa era stata già  coinvolta nell'indagine Malasanitas accusata del reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Nel giugno del 2016 il Gip poi le aveva revocato la misura interdittiva dalla professione di medico ed era quindi era rientrata a lavoro poco dopo la bufera giudiziara. Successivamente la Procura ha però archiviato la sua posizione.

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