Percepiva la pensione di una persona morta da due anni: sequestro beni per 79enne

L'uomo è riuscito nella truffa avendo un libretto postale cointestato con il legittimo percettore dove venivano accreditate le somme. L'operazione condotta dalla Guardia di finanza di Reggio

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di Redazione
9 gennaio 2020
08:12

Ha percepito per quasi due anni, tra il maggio 2016 e il novembre 2018 (per oltre 30 mensilità complessive, due diverse tipologie di pensione d’invalidità spettanti in realtà a una persone deceduta nel maggio 2016. La truffa aggravata ai danni di enti pubblici scoperta dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria che ha dato esecuzione al sequestro beni nei confronti di A.S.M., 79 anni.

L’anticamera della circostanza in questione è costituita dal fatto che l’indagato aveva un libretto postale cointestato con il legittimo percettore degli emolumenti pensionistici; si trattava, nello specifico, proprio del libretto postale sul quale venivano accreditate le somme di natura previdenziale.

Attraverso tale stratagemma, ovvero anche tramite apposita carta collegata al libretto in questione, l’indagato aveva accesso diretto alla gestione delle disponibilità finanziarie del defunto.

In tale quadro, a partire dal maggio 2016, pur essendo a conoscenza del decesso del cointestatario del libretto postale in parola, l’indebito beneficiario ha omesso di comunicare all'Inps il decesso, continuando così a percepire (ormai indebitamente) le somme pensionistiche in precedenza legittimamente spettanti all’altro soggetto, così finendo per attuare un preciso disegno criminose finalizzato a truffare l’ente pubblico nazionale preordinato alla previdenza sociale.

Tale condotta criminosa è stata costantemente ripetuta fino al novembre 2018, quando le Fiamme Gialle reggine, a seguito di ben mirate attività di osservazione, pedinamento e controllo, hanno osservato l’indagato prelevare delle somme dal libretto postale cointestato col soggetto deceduto presso un ufficio postale del capoluogo reggino.

I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito di gettare luce sull’intero quadro della truffa posta in essere dall’indebito percettore: lo stesso si sarebbe garantito una fonte illecita di guadagni per oltre 30 mesi, accaparrandosi somme non spettanti e complessivamente ammontanti a circa 30mila euro.

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