Il caso

Perse moglie e figli, ora a processo per maltrattamenti. Il legale «Già condannato da stampa e social»

L'avvocato Perri interviene in difesa di Angelo Frijia, a giudizio per presunte violenze nei confronti di Stefania Signore che morè insieme ai figli nell'alluvione insieme ai due figli: «È stato insultato e minacciato. Pronti a querelare chi ha infangato il suo nome»

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di Redazione
23 novembre 2021
18:26

«Penso che si è innocenti fino ad esaurimento dei tre gradi di giudizio ed è, a dir poco aberrante, quanto è stato pubblicato su tutti i quotidiani della Calabria». L’avvocato Antonio Perri, difensore di fiducia di Angelo Frijia, ha inviato una nota ai giornali calabresi per lamentarsi del modo in cui, a suo dire, sarebbe stato trattato il suo assistito dopo il rinvio a giudizio da parte del gip del tribunale di Lamezia con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

Frijia, ricordiamo, era il marito di Stefania Signore e padre dei piccoli Cristian e Nicolò, morti nella tragedia di San Pietro Lametino del 4 ottobre 2018. Una ricostruzione che l’avvocato contesta, così come il “trattamento” riservato a Frijia dalla stampa e dai social.


«Il processo mediatico che è stato incalzato nei confronti del mio assistito – scrive il legale lametino - con accuse ancora infondate tali da aver generato insulti e minacce, anche molto pesanti, tramite i social media, mi fa rabbrividire, ma soprattutto mi fa riflettere sul fatto che, si venga giudicati senza nessuna consapevolezza della verità assoluta, che nessuno potrà mai avere sull’accaduto, perché l’unica persona che poteva testimoniare la certezza dei presunti maltrattamenti, oggi non c’è più, perché perse la vita insieme a due piccoli “angeli”, nel tragico evento dell’alluvione avvenuta il 4 ottobre 2018 a San Pietro Lametino».

«Ed allora – attacca l’avvocato Perri - si è parlato di maltrattamenti, ingiurie e pestaggi, soprattutto è stato sottolineato che tutto ciò fosse avvenuto alla presenza dei figli minori, così da screditare ancora di più il ruolo genitoriale del sig. Frijia, senza, però, considerare che, per l’appunto, non si è ancora celebrato il primo grado di giudizio».

«Nessuno può prendersi la libertà di giudicare, senza fondate prove, ciò che accade nell’ambito familiare degli altri; nessuno può prendersi il lusso di infangare il nome delle persone solo sulla base di congetture, supposizioni, illazioni, per un pregiudizio o per quello che viene riportato, tanto più se di mezzo ci sono tre persone, di cui due bimbi innocenti, che hanno perso la vita in maniera tragica e sconcertante».

«Fare notizia o scoop – asserisce Perri - su una vicenda già triste di suo, lo ritengo un giornalismo povero di contenuti, di valori e di sostanza, per la quale preferisco prenderne le distanze». Il legale, però, forse dimentica che la ricostruzione dei fatti riportata dai giornali corrisponde alle accuse formulate nei confronti di Frijia dalla procura di Lamezia.

«Angelo Frijia affronterà il processo, nella sede opportuna – conclude Perri - a testa alta e racconterà ogni dettaglio delle vicende per cui è accusato. Solo dopo, con più consapevolezza, noi tutti potremo giudicare i fatti e le persone coinvolte in questa ulteriore tragica vicenda. Sarà predisposta nei prossimi giorni una querela nei confronti di chi ha infangato, nel vero senso della parola, il sig. Angelo Frijia».

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