Petilia, l’assessora Costanzo dava il cibo per i bisognosi a parenti e amici: «Sennò non mi votano»

L'ex vicesindaco è finita ai domiciliari. La figlia della donna ammoniva la madre: «Non puoi fare queste cose, ma’! Sono del Comune»

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di Francesca Caiazzo
16 aprile 2021
15:23

Pacchi spesa destinati alle famiglie indigenti utilizzati come mezzo di «promozione elettorale». Accadeva anche questo a Petilia Policastro, nel 2018. Lo annotano gli inquirenti negli atti dell’inchiesta della Procura di Crotone nella quale sono indagate 8 persone, tra cui il sindaco della cittadina, Amedeo Nicolazzi.

Progetto Lotta alla povertà

Nel 2018, il Comune di Petilia Policastro sottoscrive una convenzione con il Banco delle opere di carità di Cirò Marina per realizzare il progetto Lotta alla povertà. Il fine è lodevole: distribuire derrate alimentari a bisognosi, inseriti in appositi elenchi stilati dall’ente comunale. Peccato, però, che non tutti i pacchi spesi nella disponibilità dell’ente fossero consegnati ai legittimi destinatari. Anzi, diversi quantitativi di beni finivano sulla tavola di amici e conoscenti degli amministratori pubblici, per ingraziarsi potenziali elettori.


A occuparsi della distribuzione dei pacchi spesa, sarebbe stata l’assessore comunale Francesca Costanzo (finita ai domiciliari), che si sarebbe «arrogata il diritto di scegliere dove portare i beni e presumibilmente di come collocarli». Significativi quantitativi di viveri, stando a quanto emerge dall’inchiesta, finivano così in casa di amici e conoscenti della donna, molti dei quali potenziali elettori: «Glieli ho dato sennò non mi votano» ammette la stessa indagata in una delle conversazioni intercettate dagli inquirenti.

Tutto il meccanismo del progetto era anomalo. Intanto, per trasportare il carico da Cirò Marina a Petilia Policastro, ci si affidava a un imprenditore locale, Palmo Garofalo, che tra l’altro avrebbe egli stesso beneficiato di parte dei beni alimentari (per lui il Gip ha disposto il divieto di dimora nella provincia di Crotone). La documentazione relativa al progetto – hanno appurato gli inquirenti – era scarna: mancavano spesso gli elenchi dei beneficiari, ad esempio, e le bolle di accompagnamento erano anomale.

L’orticello elettorale

Lo stoccaggio delle derrate, poi, non avveniva sempre in locali di proprietà del Comune ma a Pagliarelle, in spazi nella disponibilità della stessa Costanzo. Il luogo, secondo gli inquirenti, non sarebbe stato scelto a caso, perché proprio nella frazione l’assessore stava «coltivando il suo orticello elettorale»: nell’estate del 2018 con 745 voti di preferenza, sarebbe risultata la prima degli eletti.

La circostanza però preoccupava il sindaco, che avrebbe preferito un sito più istituzionale, come ad esempio la biblioteca comunale: «Che se no andiamo in galera tutti» dice in una telefonata captata dagli inquirenti, temendo di essere intercettato. Così, in alcune occasioni, il materiale veniva diviso: «Queste le scarichiamo a loro (inteso a Petilia Policastro presso la biblioteca comunale) e quelle cose ce le teniamo noi» dice Costanzo all’imprenditore che si occupava del trasporto.

Beneficiari scomodi

Tra le persone che Costanzo elegge “meritevoli” di ricevere i beni, anche la figlia, contraria alle modalità di condotta della madre: «Non puoi fare queste cose, ma’! Sono del Comune» l’ammonisce. Beneficiario dell’elargizione dei viveri, anche Massimo Cosco, che proprio poche settimane prima era stato coinvolto in una inchiesta della Procura Distrettuale di Catanzaro.

Nel meccanismo illecito di distribuzione dei pacchi spesa, sarebbe stato coinvolto anche il consigliere comunale Antonio Curcio, in più occasioni sorpreso insieme alla donna nello svolgimento dell’illecita attività. Per lui è stato disposto il divieto di dimora nella provincia di Crotone.

Giornalista
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