Il capo della polizia Gabrielli a Catanzaro: «Presto 100 agenti in più»

VIDEO | Il responsabile delle forze di Pubblica sicurezza all'inaugurazione della Sezione giovanile delle Fiamme oro. Alla cerimonia anche il campione olimpico Pino Maddaloni

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di Rossella  Galati
30 gennaio 2019
15:12

«Questo è un territorio complicato dove per lungo tempo non sono state adeguatamente affrontate le criticità». La Calabria, una terra difficile e complicata per il capo della Polizia il prefetto Franco Gabrielli, a Catanzaro per il taglio del nastro della Sezione Giovanile delle Fiamme Oro, gruppo sportivo della Polizia di Stato, specialità judo. Un'occasione per rimarcare l'importanza dello sport come strumento di riaffermazione della legalità se vissuto nei suoi principi e nei suoi valori originali ma anche per ribadire il ruolo fondamentale nel contrasto alla criminalità organizzata della questura di Catanzaro che per volere del prefetto Gabrielli rimane in prima fascia e che avrà presto un notevole incremento di organico.


«La Questura di Catanzaro, mantenendo la fascia che credo necessiti in questa realtà, avrà un incremento di un centinaio di uomini. Io sono particolarmente grato al procuratore Gratteri - ha aggiunto il capo della Polizia - per la considerazione che ha rinnovato nei nostri confronti fatta di attenzioni, di deleghe di indagini. Però noi dobbiamo rispondere perché la credibilità non è un bene acquisito per sempre ma è qualcosa che si conquista ogni giorno.

Intervenire nei quartieri difficili

Recuperare i quartieri difficili. Anche questa è una delle missioni della Questura di Catanzaro. Lo ha sottolineato nel suo intervento introduttivo il questore Amalia Di Ruocco: «È lì che dobbiamo andare a prendere i giovani avviati alla delinquenza se vogliono combattere la criminalità. Il mio augurio è che da questa sezione giovanile delle Fiamme Oro possano uscire tante medaglie d'oro ma soprattutto che possano uscire tanti campioni nella vita». 

L'esempio del campione olimpico Maddaloni

A testimoniare la funzione dello sport come occasione di riscatto e strumento per sottrarre i giovani alla delinquenza, il campione olimpico Pino Maddaloni, partito dalla periferia di Napoli e arrivato a raggiungere la medaglia d'oro Sidney 2000, affiancato dal campione italiano Massimo Parlati, tecnico delle Fiamme Oro, e dagli allievi della scuola di judo di Lamezia Terme del maestro Enzo Failla, presidente regionale della Federazione Italiana Judo. Maddaloni, insieme al padre Gianni, maestro di judo, gestisce a Scampia un vero e proprio laboratorio sportivo e sociale per accompagnare i ragazzi verso la strada della legalità. 


«Noi grazie allo sport - dichiara Maddaloni - portiamo tanti giovani in palestra. Non aspettiamo che i ragazzi arrivano in palestra, li andiamo a prendere nelle scuole, a casa loro, nei circoli, per strada. Il nostro obiettivo è quello di formarli, dargli dei valori come il rispetto verso il prossimo, il sacrificio, la lealtà. Creare delle amicizie forti che possano accompagnarli nella vita. Dobbiamo stare vicino ai giovani. Quando si dice che i giovani non sono più come quelli di una volta non è vero, siamo noi genitori di oggi che non siamo più come quelli di una volta. Io ho tanti amici che hanno preso strade sbagliate perché non hanno avuto la fortuna che ho avuto io, ovvero incontrare lo sport e avere una famiglia alle spalle. I genitori hanno bisogno di una mano».

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