Porto di Diamante, sequestrate 16 imbarcazioni

Il  provvedimento, che ha suscitato anche reazioni negative, emesso dalla Procura di Paola

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di Francesca  Lagatta
14 dicembre 2018
10:19
Il porto di Diamante
Il porto di Diamante

E' ancora lui, Pierpaolo Bruni, procuratore capo a Paola, a rimettere in ordine sulla costa tirrenica, anche laddove prima del suo arrivo le cose sono rimaste invariate per anni, anche 20. E' il caso dei lavori di realizzazione del porto di Diamante, la cui travagliata storia ha inizio addirittura nel 1999, anno in cui la Regione Calabria stipula il contratto con il concessionario. Ieri il procuratore crotonese ha disposto il sequestro di 16 barche ormeggiate nell'area della darsena che ostacolavano l'avvio delle operazioni. Il provvedimento è stato eseguito dagli uomini della Capitaneria di Porto.

La Procura di Paola avrebbe agito su impulso del concessionario Graziano Santoro, che già in passato aveva denunciato l'occupazione "abusiva" delle piccole imbarcazioni.

I fatti

L'ingegnere Zinno, dirigente capo del Rup della Regione Calabria, nelle scorse settimane aveva diramato una nota con la quale imponeva a Santoro l'avvio dei lavori, dopo che l'ennesima proroga era scaduta ad agosto. In questo lasso di tempo, l'amministrazione comunale guidata da Gaetano Sollazzo, unitamente al Movimento Popolare, aveva chiesto alla Regione Calabria di rescindere il contratto esistente e di affidare la questione nelle mani del Comune, stanca delle tante prese in giro. Ma invece il Rup ha deciso di dare ulteriore fiducia a Santoro, che però adesso ha due soli mesi di tempi per iniziare i lavori. Qualcuno in paese dice che anche stavolta sarà un buco nell'acqua, ma nel frattempo l'area è stata sgomberata e adesso l'imprenditore cosentino non ha più scuse.

Le polemiche

I più scettici ritengono che dare la colpa alla presenza delle barche fosse solo un modo come un altro per rimandare gli impegni assunti e che se ci fosse stata davvero intenzione si sarebbe potuto cominciare dalla bonifica a terra di quintali di detriti. Tra l'altro dovrebbe esserci un deposito di grossi massi da posizionare in acqua, ma al momento non esiste. Per cui il sequestro delle barche non solo sarebbe stato inutile ma anche dannoso, poiché appartenenti ad alcuni pescatori del posto, già fortemente vessati economicamente, che speravano solo di guadagnare qualche soldo in vista delle festività natalizie e che invece ora sono finiti sul lastrico.

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