Sequestrato in albergo con il Covid? L’Asp smentisce e racconta la sua verità

Il componente della carovana del Giro d’Italia bloccato in Calabria a causa della sua positività avrebbe ricevuto tutto il supporto necessario da parte dell’Azienda sanitaria di Catanzaro che gli avrebbe offerto anche il trasporto in ambulanza al suo domicilio

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di Pa. Mo.
21 ottobre 2020
18:42

Stamane nel corso della puntata Prima della notizia abbiamo dato conto di una storia che ci era sembrata paradossale. Un dipendente di una azienda al seguito del Giro d’Italia proveniente dalla Sicilia ci aveva comunicato di essere chiuso in un hotel da 15 giorni senza ricevere alcun tipo di assistenza da parte delle strutture sanitarie del territorio dopo che era risultato positivo. Il soggetto in questione si era dichiarato disponibile ad intervenire telefonicamente in diretta nel corso della trasmissione. Tuttavia poi ha preferito mantenere l‘anonimato.


Il protagonista di questa storia ci comunicava che ogni tentativo di mettersi in contato con gli uffici Asp, rimbalzava sul muro di gomma di una funzionaria del dipartimento di prevenzione, la dottoressa Gilda Longo, la quale non avrebbe offerto alcun riscontro alle continue richieste del paziente in merito alle tempistiche della quarantena e ai nuovi test a cui si sarebbe dovuto sottoporre.
Resa nota la vicenda nel corso della puntata “Prima della notizia”, abbiamo contattato i funzionari del dipartimento di prevenzione dell’Asp, i quali ci hanno riferito una storia molto diversa da come ce l’ha raccontata il signore siciliano al seguito del Giro d’Italia. Secondo il dipartimento il protagonista della vicenda sarebbe stato sottoposto a tampone a Catania. Nonostante ciò, e in violazione delle norme sanitarie che impongono la quarantena in attesa dell’esito del tampone, il soggetto in questione si sarebbe messo in viaggio al seguito della carovana del Giro d’Italia. Chiaramente in violazione di norme e protocolli sanitari. Giunto in Calabria il presidio sanitario catanese gli comunica la positività. L’Asp catanzarese, secondo la ricostruzione del dipartimento, dunque, avrebbe immediatamente offerto supporto logistico al soggetto in questione, mettendo anche a disposizione un’ambulanza per un eventuale rientro al proprio domicilio di provenienza.


 

Un’offerta che la persona avrebbe rifiutato optando per la permanenza nella struttura alberghiera, in quanto le spese sarebbero state a carico della sua azienda di lavoro. Sempre secondo il dipartimento di prevenzione dell’Asp di Catanzaro sarebbe stato sottoposto ad ulteriore tampone, è risultato ancora positivo ed è stato posto in quarantena domiciliare secondo le normative precedenti all’ultimo Dpcm. Allo scadere dei 14 giorni previsti, è stato sottoposto rapidamente ad ulteriore tampone nonostante i carichi di lavoro in questione. Attualmente, dunque, sarebbe, in attesa dell’esito.

 

La vicenda ha provocato una certa amarezza nel personale del dipartimento che in queste ore è sottoposto a un super carico di lavoro e, nonostante ciò, come in questo caso, cercano di rispondere con efficienza. Si ignorano, a questo punto, i motivi per i quali il soggetto protagonista di questa storia abbia ricostruito una versione dei fatti che, dagli atti evidenziati dal dipartimento prevenzione dell’Asp catanzarese, viene smentita clamorosamente.

Giornalista
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