Maltrattamenti sugli animali

Praia, cane torturato con un fil di ferro attorno al muso e costretto al digiuno: salvato dai volontari

Si muoveva in branco ma visibilmente provato da quasi due settimane senza bere né mangiare. Qualcuno lo ha segnalato all'associazione "Salvami" e dopo ore di appostamenti l'animale è stato prelevato e sottoposto alle cure di un veterinario 

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di Francesca  Lagatta
4 ottobre 2021
13:07
Cane Chicco dopo le cure
Cane Chicco dopo le cure

Nessun animale sognerebbe di fare del male a un suo simile senza che ci sia in ballo la sopravvivenza, ma quando si tratta di essere umani le cose cambiano. Ne è l'ennesima dimostrazione un macabro episodio accaduto a Praia a Mare nei gironi scorsi e che solo grazie all'intervento di alcuni volontari non ha avuto un finale ancora più tragico. Ignoti malviventi hanno legato del fil di ferro intorno al muso di un cane, lasciandolo per diverso tempo senza la possibilità di bere e mangiare. Qualcuno, per fortuna, lo ha notato aggirarsi in branco ma molto provato per le strade della città dell'isola Dino ed ha avvertito l'associazione "Salvami", che opera ormai da tempo sul territorio a tutela dei quattro zampe.

Il salvataggio di "Chicco"

Chicco, così l'hanno ribattezzato i volontari di "Salvami", è stato preso in custodia, dopo un lungo appostamento, da Ambra Sassi e Angelo Bello, e subito sottoposto alle cure di un noto veterinario del posto, il dottor Gianfrancesco Gentile, che amici e conoscenti chiamano affettuosamente "Chicco". Di qui la decisione di "battezzare" il cucciolo con il suo nome. Dopo le operazioni di rimozione, il cane è stato rifocillato e al momento le sue condizioni di salute non desterebbero preoccupazioni, ma sarebbe bastata ancora qualche ora di prigionia e atroci sofferenze per scrivere un finale diverso.


Una taglia per identificare i malviventi

L'associazione "Salvami", presieduta da Dragana Kojic Maltecca, ha pubblicato un annuncio in cui promette 500 euro di ricompensa a chi saprà fornire dettagli utili ad individuare l'autore o gli autori del vile gesto. «Abbiamo già un sospetto», ci dice la presidente, che intanto ha provveduto ad inoltrare regolare denuncia alle autorità giudiziarie e chiesto la verifica del dna ritrovato sullo strumento di tortura.

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