Prefetto di Cosenza ai domiciliari, per il Gip il reato potrebbe essersi ripetuto

C'è il sospetto che Paola Galeone possa essersi comportata allo stesso modo in passato. Intanto la funzionaria ha chiesto al pm di essere interrogata

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di Salvatore Bruno
2 gennaio 2020
15:32

La dimestichezza con la quale Paola Galeone ha escogitato l'artifizio della falsa fattura da 1.200 euro a carico del fondo per le spese di rappresentanza della Prefettura, con l'intento di intascarne una quota, genera il sospetto che anche in altre circostanze l'alta funzionaria governativa abbia posto in essere condotte illecite e fraudolente per trarne vantaggi personali.

Per questo, ritenendo alto il rischio di reiterazione del reato, oltre che di inquinamento delle prove, il Gip di Cosenza, su richiesta della Procura, ha deciso per l'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell'ormai ex prefetto.

La proposta indecente

L'ordinanza è stata notificata dagli agenti della squadra mobile della Questura di Cosenza. Gli stessi che hanno svolto le indagini dopo aver raccolto la denuncia di Cinzia Falcone. La presidentessa di Animed, Associazione nazionale interculturale mediterranea, era stata convocata dalla Galeone in Prefettura, il 23 dicembre, per ricevere una benemerenza.

In quella circostanza il prefetto le avrebbe proposto di emettere una fattura a titolo di rimborso delle spese sostenute da Animed per l'organizzazione di un convegno sulla violenza di genere, ospitato il 29 novembre scorso al Teatro Rendano, manifestando la volontà di trattenere per sé la quota di 700 euro.

Già in passato l'Animed aveva promosso iniziative di concerto con la prefettura, senza mai richiedere l'erogazione di alcun contributo economico. Anche in questo caso l'evento era stato messo in piedi dall'Associazione a titolo gratuito, come confermato dalle testimonianze successivamente acquisite, rese dal viceprefetto e capo di Gabinetto Eufemia Tarsia e dalla funzionaria Antonella Vecchio.

La gestione dei Centri di Accoglienza

L'associazione Animed è inoltre titolare della gestione del Centro di accoglienza straordinario di Camigliatello Silano. Nel mese di maggio aveva anche partecipato ad una gara per l'affidamento dei servizi di gestione di ulteriori centri collettivi di accoglienza con capacità ricettiva limitata a 300 posti ma, secondo quanto si è appreso, è stata esclusa per carenza di requisiti statutari con provvedimento non ancora notificato.

Con riferimento al Cas di Camigliatello, Animed vanta crediti verso la prefettura per un ammontare di circa 300 mila euro. Anche in ragione di questi pagamenti in sospeso, la Falcone non se l'è sentita sul momento, di rifiutare esplicitamente la proposta. Ma nella stessa serata ha informato le forze dell'ordine, facendo venire a galla l'intera vicenda.

Appuntamento al bar

Dopo aver raccolto la denuncia, gli agenti della squadra mobile di Cosenza hanno iniziato a monitorare l'utenza telefonica di Paola Galeone, intercettando tra l'altro il concordato messaggio d'intesa whatsapp inviatole da Cinzia Falcone, a cui il prefetto rispondeva con la frase «io ti stimo tanto e faremo tanta strada insieme».

Lo scambio del denaro è avvenuto poi nel primo pomeriggio del 28 dicembre, poco dopo le 15, nel bar antistante la prefettura. Qui la Falcone ha consegnato alla Galeone 14 banconote da 50 euro, all'interno di una busta rosa, preventivamente fotocopiate dalla polizia, per poterle in seguito identificare.

Ricevuta la somma, Paola Galeone ha poi estratto dal proprio portafogli cento euro, manifestando così l'intenzione di dividere l'importo della fattura a metà. «Comprati i biscotti» le avrebbe detto, superando anche il rifiuto imbarazzato della presidentessa di Animed. Tutto il denaro è stato poi sequestrato dalle forze dell'ordine.

Chiesto l'interrogatorio

Paola Galeone, per il tramite dei suoi legali, gli avvocati Biagio Leuzzi del Foro di Taranto presso il quale ha eletto il proprio domicilio, e Nicola Carratelli del Foro di Cosenza, ha chiesto al pubblico ministero di essere interrogata. L'inchiesta è nelle mani del procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo e del sostituto Domenico Frascino.

Giornalista
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