Eco distretto a Sant’Onofrio: gli “interessi occulti”, i vincoli palesi e il silenzio della politica

Il tortuoso iter per la realizzazione della piattaforma di trattamento e della discarica di servizio, in capo all’Ato n. 4, viene scompaginato dall’ordinanza regionale ma le obiezioni della Struttura tecnica di valutazione restano ancora in piedi

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di Stefano Mandarano
27 maggio 2020
12:42
L’area dell’ex discarica comunale di Sant’Onofrio
L’area dell’ex discarica comunale di Sant’Onofrio

L’ultima ordinanza del presidente della Regione Calabria Jole Santelli in materia di rifiuti – che impone l’avvio in 20 giorni della gara per la progettazione dell’Ecodistretto dell’Ato n. 4 di Vibo – ha indubbiamente impresso una decisa accelerazione ad un iter che tra discussioni, rinvii, passi falsi e sospetti, langue ormai da oltre 3 anni

L’ennesima riunione dell’Ambito territoriale avrà luogo oggi pomeriggio al Valentianum di Vibo, alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente Sergio De Caprio. È l’ultimo atto in ordine di tempo di un vero e proprio percorso ad ostacoli segnato da opacità, incertezze, obiezioni ma anche da infinite discussioni e malumori che hanno travalicato la stessa assemblea coinvolgendo anche la popolazione direttamente interessata. 

Il sito contestato

Se l’Ato, già nell’ottobre 2017, ha individuato nel territorio di Sant’Onofrio il sito in cui dovrebbe sorgere la discarica di servizio, molti sono ancora i nodi irrisolti e le incognite che vigono sull’operazione complessiva. Contro quella scelta si sono apertamente schierati i sindaci dei vicini comuni di Filogaso e StefanaconiMassimo Trimmeliti e Salvatore Solano che sono arrivati a denunciare “possibili interessi occulti” che guiderebbero l’operazione. A loro si è aggiunto anche il collega di Pizzoni Vincenzo Caruso. Ma sul fronte del “No” si sono da tempo schierati almeno mille cittadini di diversi comuni dell’area che hanno sottoscritto la petizione avviata dal comitato “No discarica”.

Il silenzio della politica

Un dibattito dal quale si è tenuta fuori buona parte della politica “alta” vibonese, lasciando gli amministratori locali a battagliare in una contesa non rivendicata da alcuna bandiera di partito ma che, anzi, ha attraversato in maniera piuttosto trasversale gli schieramenti. Difesa, logicamente, dall’amministrazione comunale santonofrese di marca Pd così come quella di segno opposto del comune capoluogo, la scelta del sito viene osteggiata dalle opposizioni di centrodestra di Sant’Onofrio e dai sindaci di Stefanaconi e Filogaso che guidano maggioranze composite, con la prima che vede a capo colui che è anche il presidente della Provincia, sostenuto dal centrodestra, e la seconda che ha come vicesindaco quel Daniele Rachieli fedelissimo del consigliere regionale Vito Pitaro, eletto nella lista del presidente Santelli.

Ed è proprio il centrodestra vibonese guidato dal senatore Mangialavori che oggi sul punto non si sbilancia, forse per non condizionare le scelte dell’Ato, più probabilmente per non urtare la sensibilità del presidente della Regione, che in quelle scelte invece ha voluto entrarci con un atto d’imperio. Eppure la questione si presterebbe a più di un’analisi, coinvolgendo direttamente i temi della salute dei cittadini, della qualità della vita, del decoro urbano, dell’impatto ambientale.

I vincoli boschivi e idrogeologici

Ci sono dei vincoli ambientali nel sito votato dall’Ato. Sono di natura boschiva e idrogeologica. Il dato è ormai consolidato e anche la Regione lo ha evidenziati nel Piano dei rifiuti e nel corso di un sopralluogo. Sono “superabili” per i promotori del progetto. Rappresentano “serie criticità” per la Struttura tecnica di valutazione del Dipartimento Ambiente della Regione al punto di essere ritenuti “escludenti” in alcuni casi.

Facciamo chiarezza

Intanto c’è da chiarirsi su quale sia il sito, visto che nella discussione entrano tre aree, solo una delle quali sottoposta realmente al voto dell’Ato: il sito n. 2 della discarica di servizio. Tutte e tre sono state visionate dalla Stv regionale nel corso di un approfondito sopralluogo effettuato il 4 marzo del 2019 in presenza del sindaco di Sant’Onofrio Onofrio Maragò.

 

La prima, quella che dovrebbe ospitare la piattaforma per il trattamento dei rifiuti Rus e Forsu (mai votata dall’Ato), sorge nel cuore di una zona agricola coltivata ad uliveti con certificazione biologica e circondata da pascoli ricadenti, tra l’altro, nel disciplinare di produzione della Dop del Pecorino del Monte Poro. Il sito in questione (foto a lato) è immediatamente a ridosso di un’area boscata di macchia mediterranea e bosco ceduo e si trova a circa 2 chilometri in linea d’aria dall’abitato di Filogaso tanto che è stato suggerito uno studio dei venti per scongiurare “impatti odorigeni” sul paese. In più, la strada d’accesso è interdetta al traffico per rischio frana e le aree immediatamente prossime alla particella individuata sono segnate in rosso nella mappa del rischio idraulico Pai 2016.

 

 

Per raggiungere il “sito 2” (area indicata per ospitare la discarica di servizio) distante circa 2 chilometri dal primo, occorre percorrere una stradina, non asfaltata e di dimensioni non idonee al passaggio di mezzi pesanti, che attraversa un rigoglioso bosco (“Vajoti”) costituente area di attività del Consorzio di bonifica del Tirreno Vibonese. Strada che per essere adeguata – spiegano i tecnici regionali – necessiterebbe del taglio di alberi per allargarne la carreggiata.  L’area in questione è interessata in parte da vincolo boschivo ed in parte da vincolo idrogeologico dovuto alla presenza di due aste fluviali. Riferendosi ad essa è la stessa relazione del sopralluogo della Stv ad ammettere che esiste una “criticità elevatissima per l’accesso all’area” e che “le aree boscate e le aree coperte da vincolo idrogeologico sono indicate quali fattori escludenti alla localizzazione di impianti di smaltimento rifiuti”.

 

Infine il sito 3, che ospitava la dismessa discarica comunale fino al 2000, da bonificare, presenta identiche se non maggiori criticità rispetto al sito precedente sia per l’accesso che per la qualità dei terreni sui quali andavano verificate eventuali classificazioni di pregio. Veniva inoltre evidenziata la possibilità che l’area, vista la presenza del Consorzio di bonifica, possa essere stata rimboschita con fondi pubblici. Senza contare la documentata presenza di falde acquifere che in passato alimentavano, a valle, un campo pozzi dalla portata elevatissima, poi dismesso.

Santelli spariglia le carte e allarma i sindaci

Tutti vincoli, come detto, ben presenti alla Regione, rispetto ai quali lo stesso Ato aveva messo in preventivo uno studio di fattibilità che potesse fugare ogni dubbio. Passaggio che viene saltato a piè pari ora dall’ordinanza regionale che, in maniera per alcuni del tutto irrituale, scavalca l’Ato ricorrendo ad una decretazione d’urgenza. La procedura ha messo in allarme proprio i sindaci Solano e Trimmeliti, che hanno denunciato a mezzo stampa «possibili interessi occulti» dietro l’atto regionale, rilevando l’opacità delle procedure seguite dall’Ato e segnate a loro dire da «mancata specificazione delle particelle catastali ai fini dell’individuazione dell’area precisa dove collocare sia l’impianto di trattamento che la discarica, nonché l’anomalia dei sopralluoghi e delle ispezioni, effettuati su terreni diversi rispetto a quelli designati nel primo deliberato».

Rischio pattumiera

Non solo. L’accelerazione impressa dalla Santelli, per gli amministratori dissidenti non avrebbe alcun impatto positivo sull’emergenza in corso, anzi non significherebbe altro che approntare la discarica prima dello stesso impianto di trattamento per veder finito il quale serviranno comunque diversi anni. Il che, a loro parere, vorrebbe dire attrezzare un sito di stoccaggio che, con una semplice deroga, diverrebbe meta potenziale di rifiuti da tutta la regione. Facendo di quel lembo di territorio la «pattumiera della Calabria».

Il Piano B

Come uscirne? Una strada realistica potrebbe essere quella suggerita, a suo tempo, anche dal direttore dell’Ato di Catanzaro Gualtieri – mai ufficialmente presa in considerazione dall’Ato – che prevedeva la rinuncia ad un Eco distretto proprio e una compartecipazione dell’Ato vibonese all’ampliamento dell’impianto di San Pietro Lametino. L’opzione prevedrebbe l’impiego di 15 dei 35 milioni di euro destinati dalla Regione al Vibonese per partecipare ad una spesa complessiva di 30 milioni, che consentirebbe all’impianto di riammodernarsi e abbancare anche i rifiuti indifferenziati della provincia di Vibo. Il resto dei soldi potrebbero poi essere investiti nell’incentivazione della raccolta differenziata sul territorio, nella realizzazione di tre o più piattaforme per ottimizzare la raccolta e il trasporto dei rifiuti. Un’opzione che, tra le altre cose, determinerebbe – sempre secondo Gualtieri – un abbattimento al minimo della tariffa a carico dei cittadini. Come spesso accade, però, la soluzione più semplice non sempre è la più conveniente per la politica.

Giornalista
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