Processo Aemilia, la stangata dei giudici: 125 condanne e 19 assoluzioni

Dopo due settimane di camera di consiglio blindata arriva la storica sentenza nel più grande processo mai celebrato nel nord Italia contro la 'ndrangheta si conclude con 1200 anni di carcere

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di Redazione
31 ottobre 2018
16:54

Ha retto il quadro accusatorio di Aemilia, il più grande processo mai celebrato nel nord Italia contro la 'ndrangheta nato da un'inchiesta della Dda di Bologna con al centro le infiltrazioni legate alla cosca dei Grande Aracri di Cutro, in Emilia. La corte, dopo due settimane di Camera di consiglio “blindata” nei locali della Questura reggiana, ha deliberato per i 148 imputati, la condanna per 125, 19 assoluzioni e quattro prescrizioni. È quanto rileva la regione Emilia Romagna, che si è costituita parte civile, rappresentata in aula dal sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale, Giammaria Manghi.


«Se in passato ci sono state sottovalutazioni o superficialità di analisi rispetto alla penetrazione delle mafie nel nostro territorio - questo il commento dell'assessore regionale alle Politiche per la legalità, Massimo Mezzetti - adesso in Emilia Romagna nessuno si volta più dall'altra parte, negandone il pericolo. Chi lo dovesse fare si renderebbe complice di una realtà che non è più negabile».



E questo, ha aggiunto l'assessore Mezzetti, «lo si deve anche al grande impegno che la Regione ha profuso in questi anni fino al sostegno concreto allo svolgimento dei processi sul nostro territorio, alla nostra costituzione come parte civile e con la testimonianza, altrettanto importante, di una comunità regionale che si è schierata senza se e senza ma con gli inquirenti, la magistratura e gli agenti delle forze dell'ordine impegnati nella battaglia per la legalità, a cui va il grazie di tutti noi». Un plauso particolare è stato infine rivolto dall'assessore alle Politiche per la legalità, al presidente del Tribunale e ai pm, «per la mole di lavoro svolto e per i tempi relativamente rapidi con cui si è arrivati a questa sentenza di primo grado».


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