La testimonianza

Processo Bergamini, in aula l’ex compagno di squadra Galeazzi: «Nessuno ha mai creduto al suicidio»

È ripreso oggi il dibattimento in Corte d'Assise a Cosenza sulla morte di Denis. A deporre c'era anche l'ex rossoblù

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di Antonio Alizzi
10 gennaio 2022
19:55
Sergio Galeazzi
Sergio Galeazzi

È ripreso oggi il processo sulla morte dell’ex calciatore del Cosenza, Denis Bergamini, trovato senza vita il 18 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico lungo la statale 106 Jonica. Secondo la procura di Castrovillari, che ha coordinato le indagini, il mediano originario di Ferrara sarebbe stato ucciso da Isabella Internò, sua ex fidanzata, in concorso con altre persone allo stato rimaste ignote. 

In Corte d’Assise di Cosenza sono sfilate tre persone: l’ex calciatore del Cosenza calcio, Sergio Galeazzi e due testimoni: Amelia Bargone e Angelina FusinatoTiziana Rota non si è presentata per motivi di salute, ma il pm Primicerio ipotizza che abbia avuto paura a testimoniare. La donna, ex moglie di Lucchetti, vive al Nord ma presumibilmente sarà sentita nelle prossime udienza, a meno che la Corte non opti per l’accompagnamento coatto.


Il primo a presentarsi davanti alla giuria popolare, presieduta dal presidente Maria Lucente (giudice a latere, Marco Bilotta) è stato l’ex esterno silano, che in Riva al Crati vinse il campionato di serie C1, nella stagione 1987-1988, quando al “San Vito” sedeva in panchina Gianni Di Marzio. In aula non era presente Isabella Internò, mentre hanno partecipato alla seduta processuale, come al solito, il pm Luca Primicerio, l’avvocato di parte civile, Fabio Anselmo e gli avvocati difensori Angelo Pugliese e Pasquale Marzocchi, quest’ultimo in sostituzione dell’avvocato Rossana Cribari.

Processo Bergamini, il racconto di Sergio Galeazzi

Sergio Galeazzi, rispondendo alle domande del pubblico ministero, ha ricordato la circostanza secondo cui Denis gli avrebbe detto di essere pronto a diventare padre del figlio concepito con Isabella Internò, prendendosi le sue responsabilità di genitori, ma non era intenzionato a sposarla. «Aggiunse, riferendo parole altrui, “o la sposi o non so come finisce”». Così arriva il passaggio dell’aborto, organizzato dalla zia di lei che abitava a Torino. Il viaggio a Londra, dunque, per interrompere il percorso di vita della creatura che l’imputata aveva in grembo. La frase “incriminata” è stata estrapolata da un’intercettazione con il giornalista Filippo Massara. Dichiarazione che Galeazzi non disse, «perché nessuno me l’ha chiesto», ai carabinieri nel 2012 né nel 2018, quando fu sentito dalla procura di Castrovillari, attraverso i militari dell’Arma di Arona, uno dei comuni che si affacciano sul Lago Maggiore in Piemonte.

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