Revenge, in Appello 7 condanne VIDEO

Con un’assoluzione, il non doversi procedere per morte del reo o per prescrizione a carico di 4 persone, 5 condanne rideterminate e due confermate si è concluso nel pomeriggio di oggi il processo di appello bis per 12 imputati coinvolti nell’operazione Revenge, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Squadra mobile di Catanzaro contro presunti affiliati al clan dei Gaglianesi, operante nel capoluogo calabrese.

di Gabriella Passariello
15 giugno 2015
17:52

La Corte di appello di Catanzaro, presieduta da Fabrizio Cosentino, chiamata a pronunciarsi per la seconda volta, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione, ha ribaltato in assoluzione la condanna a 5 anni di reclusione emessa il 22 febbraio del 2008 a carico di Girolamo Costanzo, difeso dall'avvocato Antonio Ludovico. Lievi sconti di pena per Lorenzo Iiritano condannato a 7 anni di reclusione, Giovanni Passalacqua 5 anni ,venti giorni e 1100 euro di multa, Fabio Bevilacqua 3 anni 4 mesi e 600 euro, pene aumentate per Pietro Procopio 3 anni e mille euro di multa, e Maurizio Sabato 2 e 10 mesi di reclusione ed 800 di multa. Condanne confermate invece per Cosimino Abruzzese e Arnaldo Chiodo. I giudici di secondo grado hanno dichiarato il non doversi procedere a carico di Daniele Marchio, Domenico Bevilacqua, Anselmo Di Bona per morte del reo e Stella Mazzei, per prescrizione. Impegnati nel processo di secondo grado, tra gli altri, l'avvocato Nicola Cantafora, Enzo De Caro, Antonio Sgromo, Piero Chiodo, Francesco Severino e Mary Aiello. Il maxi-blitz aveva portato nel 2006 all’esecuzione di 44 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettante persone ritenute affiliate alla cosca dei Gaglianesi di Catanzaro, con accuse a vario titolo per associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata ad estorsioni, usura e traffico di armi e stupefacenti. Le indagini avevano consentito di ricostruire le fasi della riorganizzazione della cosca portando alla luce le diversificate attività illegali della consorteria mafiosa, responsabile di un'aggressiva pressione estorsiva sulle attività imprenditoriali del territorio catanzarese. Furono, tra l'altro, rintracciati mandanti e autori di numerose azioni intimidatorie, portate a compimento con ordigni esplosivi e armi da fuoco, nonché attraverso furti e danneggiamenti. Gli investigatori avevano anche ricostruito le strettissime relazioni tra la cosca dei Gaglianesi e i potenti clan di Isola Capo Rizzuto (Crotone), in particolare con la cosca Arena, contrapposta in una sanguinosa faida con il gruppo dei Nicoscia, sempre di Isola Capo Rizzuto.

Gabriella Passariello


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