Omicidio Rodriguez, colpo di scena prima della sentenza di secondo grado

Secondo le accuse fin qui mosse, l'imputato Sergio Carrozzino, che si è sempre professato innocente, avrebbe ucciso la donna e ne avrebbe occultato il cadavere forse per motivi passionali, ma nell'udienza sono state disposte nuove perizie sulle telecamere di videosorveglianza

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di Francesca  Lagatta
27 giugno 2019
19:50
La vittima Silvana Rodriguez
La vittima Silvana Rodriguez

Doveva essere il giorno della sentenza di secondo grado del processo relativo all'omicidio di Silvana Rodrigues, la 33enne residente a Belvedere Marittimo trovata bruciata in auto la sera del 12 dicembre 2015, ma la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro con un provvedimento a sorpresa ha disposto il rinnovo dell’istruttoria dibattimentale precedentemente svolta, evidentemente insufficiente a suffragare l’impianto accusatorio che in primo grado di giudizio ha portato alla sentenza di condanna all’ergastolo nei confronti dell'imputato Sergio Carrozzino.

La colpevolezza di Carrozzino messa in discussione

Secondo le accuse fin qui mosse, l'imputato, che si è sempre professato innocente, avrebbe ucciso la donna e ne avrebbe occultato il cadavere dopo aver dato alle fiamme la sua Fiat Punto verde, forse per motivi passionali, ma nell'udienza di ieri mattina, i dubbi sollevati dalla difesa circa la presunta colpevolezza dell'imputato, hanno messo in evidenza alcune importanti criticità capaci di rimettere tutto in discussione. 

Pertanto, la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha disposto d’ufficio una nuova perizia su tutti i filmati estrapolati dagli impianti di videosorveglianza relativi alla sera dell'omicidio, non solo quelli che ripresero le scene dentro e fuori al supermercato pochi minuti prima del delitto, ma anche quelli relativi ad altri luoghi ritenuti all'epoca di interesse investigativo.  

La fantasiosità del movente

Per i giudici che lo hanno condannato in primo grado, Sergio Carrozzino avrebbe ucciso la donna perché si era invaghito di lei e i suoi sentimenti non erano corrisposti. In realtà, come emerso all’esito dell’istruttoria, l’imputato e la vittima non si conoscevano affatto, nessuno li aveva mai visti insieme, né tra di loro vi era mai stata alcuna forma di corrispondenza. Tant’è che i tabulati telefonici analizzati dagli inquirenti, sia con riguardo ai messaggi che alle telefonate in entrata ed in uscita, hanno escluso qualsivoglia contatto tra Carrozzino e la donna

L’inattendibilità del testimone chiave

Nella vicenda è considerato testimone chiave tale A.R., autista di pullman di linea, il quale la sera del 12 dicembre 2015 si trovava nel piazzale prossimo ai parcheggi di un supermercato per eseguire lo scarico degli incassi effettuati durante il turno di lavoro. A dimostrare la presenza del testimone sulla scena c'è lo scontrino, riportante data e orario, stampato con l’apposita macchinetta installata sull’autobus. 

Tuttavia, nel corso del giudizio di primo grado, il teste ha riferito di aver visto e salutato Sergio Carrozzino vicino al pullman a bordo del quale stava salendo, mezzo posteggiato ad una distanza di circa 300-400 metri dal punto in cui sostava l’autovettura di Silvana Rodrigues ed alla quale, come immortalato dalle telecamere di videosorveglianza, qualche minuto dopo si sarebbe avvicinata la sagoma del presunto assassino. Sagoma che in ogni caso non è stata mai associata all’imputato Sergio Carrozzino né dall'autista né da nessun altro dei testimoni sentiti nel corso del processo di primo grado. Durante la sua deposizione, il teste chiave ha precisato di essersi disinteressato a Carrozzino dopo averlo incontrato e, soprattutto, di non aver seguito con lo sguardo il percorso dallo stesso successivamente intrapreso. Le immagini dell’impianto di videosorveglianza del supermercato non non sono state di aiuto agli inquirenti, perché non hanno consentito l’identificazione della sagoma. Di qui, l’esigenza di disporre una nuova perizia sulle telecamere.

Infine, al di là del racconto lacunoso costellato da innumerevoli «non ricordo», reso nel corso del dibattimento di primo grado, la credibilità del teste è stata fortemente minata da una grave vicenda giudiziaria che lo aveva riguardato in passato: un precedente penale per violenza sessuale ai danni di una minorenne conclusosi qualche anno prima con una sentenza di patteggiamento pronunciata dal Tribunale di Paola. 

Il soggetto misterioso mai identificato dagli inquirenti

La difesa ha evidenziato che anche si volesse ritenere veritiero il racconto spontaneamente offerto agli inquirenti dal testimone chiave tre settimane dopo il delitto, è necessario dare il dovuto rilievo ad un’altra importante circostanza emersa durante l’istruttoria dibattimentale. 

La sera del 12 dicembre 2015, nei pressi del piazzale antistante i parcheggi del supermercato, si aggirava un misterioso soggetto, vestito con indumenti diversi da quelli indossati da Carrozzino, ma soprattutto descritto come un individuo poco lucido, forse in preda all’alcool, barcollante nei movimenti. 

Il soggetto in questione avrebbe importunato una giovane donna del posto che stava passeggiando con il proprio cane. La donna, nel riferire l’accaduto agli inquirenti, ha raccontato di essersi spaventata e di essere subito corsa verso casa, dove avrebbe incontrato un suo vicino. L'uomo, volendo verificare quanto appreso dalla donna, si sarebbe successivamente recato nel parcheggio e avrebbe constatato la presenza di questo misterioso soggetto, sinora mai identificato dagli inquirenti. 

Le dichiarazioni rilasciate da entrambi i testimoni nel corso del giudizio di primo grado non hanno mostrato alcuna contraddizione, tanto meno in ordine alla descrizione fornita circa le caratteristiche e l’abbigliamento. Nel racconto non sono emersi elementi che rimandino a Sergio Carrozzino.

Gli accertamenti scientifici sul Dna

Nessuna traccia di materiale biologico appartenente all'imputato è stata rinvenuta sulla scena del crimine, né il dna della vittima è stato rinvenuto sul cappotto analizzato dai Ris e indossato dal Carrozzino la sera dell'omicidio. 

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