Lamezia, rifiuti tossici nella ex Sir: sequestrati beni per 135 milioni

Destinataria del provvedimento la Ilsap srl, società di Latina con sede operativa nella città della Piana. Il mese scorso, l'arresto del direttore tecnico dell'impianto per violazione dei sigilli

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di Redazione
9 marzo 2020
12:26

Una maxi operazione volta ad accertare le responsabilità di ingenti danni ambientali perpetrati nell’area ex Sir di Lamezia Terme ha impegnato sin dalle prime ore della mattinata del 9 marzo militari del gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme, carabinieri del Noe di Catanzaro - tutela ambiente, capitaneria di porto - guardia costiera di Vibo Valentia. Oggetto delle indagini e del sequestro preventivo di beni immobili e quote societarie per oltre 135 milioni di euro la società Ilsap srl, attiva nel campo del bio-diesel, con sede legale in Latina e sede operativa in Lamezia Terme. A renderlo noto, la Procura della Repubblica di Lamezia Terme.

 

Discariche abusive e inquinanti

L’indagine, coordinata dal procuratore della repubblica Salvatore Curcio e dal sostituto procuratore Marica Brucci, riguarda il deposito incontrollato di rifiuti e gli sversamenti illeciti di reflui industriali, in acqua e suolo. L’attività investigativa ha rilevato l’evidente stato di abbandono del sito e la compromissione dell’ecosistema, delineando un quadro di preoccupante gravità.

 

I numeri dell’operazione

E proprio il rischio per persone ed ambiente ha portato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lamezia Terme Emma Sonni, su richiesta della Procura di Lamezia, ad emanare un decreto di sequestro preventivo della piattaforma depurativa della società indagata di circa 4.000 mq, di un’area adibita a discarica abusiva di inquinanti solidi e liquidi sempre all’interno dell’insediamento produttivo di 21.000 mq, e beni immobili per oltre 15 milioni di euro.

 

L’arresto in flagranza

Le stesse aree erano state teatro, il mese scorso, dell'arresto in flagranza di reato del direttore tecnico dell’impianto, per violazione dei sigilli. È emerso che la società, sebbene in amministrazione giudiziaria, fosse di fatto gestita dagli stessi soci, destinatari di un pregresso provvedimento ablatorio da parte di altra autorità giudiziaria, e che comunque proseguivano nelle attività criminali. Oggi si punta a far luce sulle dinamiche che hanno permesso il protrarsi degli illeciti ed il radicamento delle attivià, apparse collaudate, abituali e continuative. Gravissimo il deterioramento del suolo e dell’ecosistema, e concreto il rischio di contaminazione per le matrici ambientali, che allo stato attuale potrebbero risultare già intaccate.

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