Quando a maggio Cotticelli si oppose alla realizzazione di un centro Covid a Catanzaro

Il progetto prevedeva la riqualificazione dell'edificio di Malattie infettive e la predisposizione di nuovi posti letto di terapia intensiva e sub intensiva evitando pericolosi spostamenti di pazienti contagiati

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di Luana  Costa
15 novembre 2020
20:55

Che l'ex commissario ad acta, Saverio Cotticelli, non avesse ben chiare quali fossero le sue competenze in materia sanitaria, è ormai noto a tutta Italia. Nel magma della sua incertezza amministrativa era stato però pervicace almeno su un punto: impedire l'allestimento di posti letto di terapia intensiva e sub intensiva per la cura dei pazienti affetti da coronavirus.

 


Il No al centro Covid

È poco chiaro se la pervicacia della sua scelta sia dipesa dall'inadeguatezza gestionale di cui ha dato inoppugnabile prova durante la sua performance televisiva o, al contrario, perchè vittima di una cieca burocrazia. Certo è che nel pieno della seconda ondata epidemiologica la Calabria si ritrova senza posti letto e con gli ospedali quasi al collasso a causa di precise scelte e responsabilità condivise.

Eppure il 14 maggio c'era stato chi, con lungimiranza, aveva iniziato a pianificare la realizzazione di un centro Covid a Catanzaro senza neppure richiedere sostegno economico alla Regione ma dicendosi persino disposto ad impegnare propri fondi di bilancio per evitare di farsi trovare impreparati all'arrivo della preannunciata seconda ondata.

 

A maggio

«Le dimensioni del fenomeno epidemico derivante dall'espandersi delle condizioni di contagio del coronavirus sta costringendo le aziende ospedaliere ad una massacrante attività dovuta al crescente numero di pazienti contagiati da ricoverare sia in regime di terapia intensiva che in regime di sub intensiva» annotava nella delibera del 14 maggio il management aziendale preconizzando che «dall'andamento del propagarsi del contagio si presume sia necessario ipotizzare uno scenario ancora più esteso e dunque l'impellente necessità di aumentare i posti letto da dedicare esclusivamente a Covid 19».

 

Il progetto

Il progetto prevedeva la completa riqualificazione dell'edificio di Malattie infettive con l'allestimento di posti letto di terapia intensiva e sub intensiva: «Si rende necessario adibire tutte le stanze di degenza della struttura di Malattie Infettive poste al primo piano - si legge nella relazione tecnica - con pressione negativa e con tutti i requisiti previsti anche per Terapia Intensiva in modo da evitare, per il futuro, trasferimenti dalla struttura di Malattie Infettive alla struttura di Rianimazione e viceversa. In tal senso sarebbero 18 i posti letto utilizzabili sia come degenza, che come terapia subintensiva ed intensiva. Allo stesso tempo si ritiene indispensabile la realizzazione delle opere previste per rendere di terzo livello, l’attuale laboratorio di Microbiologia, già insistente nel padiglione di Malattie Infettive».

 

Burocrazia cieca?

Oltre un milione la spesa che l'ospedale Pugliese sarebbe stato disposto ad accollarsi impegnando fondi del proprio bilancio. La nota di richiesta autorizzativa viene inoltrata il 14 maggio alla struttura commissariale che oppone un diniego alla proposta di allestire il centro Covid con largo anticipo rispetto all'arrivo della seconda ondata.

«Si rappresenta la necessità - scrivono l'ex commissario ad acta, Saverio Cotticelli, e il sub, Maria Crocco - che in una ottica di programmazione unitaria a livello regionale, l'intervento venga valutato nell'ambito delle iniziative per il potenziamento dei posti letto di terapia intensiva e sub intensiva previste dal decreto legge Rilancio».

 

Il programma operativo dovevo farlo io?

Il riferimento è al piano di riorganizzazione della rete ospedaliera approvato dalla struttura commissariale con decreto 91. La pianificazione che il generale dei carabinieri in pensione avrebbe dovuto poi recepire nel famoso programma operativo che non sapeva di dover varare, salvo apprenderlo in diretta televisiva dinnanzi alle telecamere.

Il progetto avanzato dall'ospedale Pugliese con largo anticipo era identico nel contenuto a quello inserito nel tristemente famoso piano, rimasto per ora sulla carta vittima di una burocrazia cieca stretta a braccetto dell'incompetenza patente di un commissario spedito da Roma con il placet del Movimento 5 Stelle e dimesso dalle stesse forze di Governo che lo avevano indicato.

Giornalista
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