Sanità, Cotticelli shock: «Il piano Covid dovevo farlo io? Non lo sapevo, ora mi cacciano»

VIDEO | L’incredibile intervista del commissario calabrese che ha ammesso di non essere a conoscenza delle disposizioni del Governo. E lo scopre leggendo un documento davanti alle telecamere della trasmissione Titolo V di Raitre (ASCOLTA L'AUDIO)

di Luana  Costa
7 novembre 2020
00:37

Appare impreparato al limite dell'incompetenza e assai impacciato il commissario ad acta, Saverio Cotticelli, questa sera davanti le telecamere di Titolo V, la trasmissione di Raitre. E non solo agli occhi del giornalista che lo interroga e lo inchioda alle sue responsabilità ma anche e soprattutto a quelli della sua vice, il sub commissario Maria Crocco, che dall'altra stanza lo rimprovera: «La devi finire! Quando fai queste cose devi andare preparato», gli dice fuori campo. Ed emerge in tutta chiarezza l'inadeguatezza del generale dei carabinieri in pensione che per quasi un anno ha gestito la sanità in Calabria, anche durante l'emergenza sanitaria. 

 

Il commissario non appare infatti a conoscenza neppure di quali siano le sue competenze e dinnanzi al giornalista che lo incalza dichiara di non essere lui a dover redigere il programma operativo per la gestione dell'emergenza Covid: «Non sono io il responsabile - spiega - si sono dimenticati delle due regioni commissariate, la Calabria e il Molise, e hanno dato l'incarico al presidente della Giunta». Aggiunge poi di aver redatto allo scopo un quesito inviato al ministero per chiedere di chi fosse la competenza. Recupera il carteggio nell'altra stanza dove è in ascolto il sub commissario Maria Crocco e solo dinnanzi alle telecamere scopre di essere proprio lui competente in materia. «Sono io», ammette. Impacciato cerca di correggere il tiro e dichiara quindi di essere sul punto di realizzarlo: «La settimana prossima è pronto». E poi aggiunge sconsolato: «Cosa vuole che le dica, dottore, tanto io domani mattina sarò cacciato». 

 

Il piano Covid, cioè il programma operativo per la gestione dell’emergenza, era stato richiesto dal Governo con l’entrata in vigore del decreto legge Cura ItaliaSi era a marzo quando il Consiglio dei Ministri varava il provvedimento che stanziava ingenti risorse per il potenziamento del servizio sanitario nazionale. Il testo normativo prescriveva l’adozione di un programma operativo autorizzando contestualmente le Regioni ad attivare centri di costo separati per contabilizzare le spese derivanti dalla gestione dell’emergenza.

 

Ma il plenipotenziario della sanità in Calabria non è a conoscenza neppure del numero dei posti letto attualmente attivi nelle terapie intensive regionali. Sostiene, in un primo momento, di averne addirittura raddoppiato il numero. «Prima dell’emergenza sanitaria ne risultavano 107. Sta dicendo che i posti in terapia intensiva oggi sono 214?», domanda esterrefatto il giornalista. «Ne abbiamo 150 già attivati ma siamo pronti ad implementare, adesso non mi ricordo esattamente il numero», risponde Cotticelli.

 

E via con la verifica che chiama in causa anche il sub commissario, Maria Crocco: «Quanti posti letto di terapia intensiva abbiamo attivato, Marì?», chiede il generale dei carabinieri in pensione. Lei ribatte: «Non ne hai attivati, sono quelli che hai previsto nel piano».

 

Ed è a questo punto che fa il suo ingresso anche una terza persona a sostenere che i posti letto attualmente attivati sono 55, per un totale di 161. «La fonte di questa informazione chi è?», domanda il giornalista in un carosello tragicomico. «No, io faccio un altro mestiere, faccio l’usciere», ci tiene a chiarire chi aveva inizialmente fornito l’indicazione sul numero dei posti letto attivati.

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